Ospedali giudiziari, Marino: Chi vi entra, sembra non uscirne più

Li hanno chiamati ospedali psichiatrici giudiziari per cancellare il suono sinistro dell’espressione “manicomi criminali” capace di riportare alla mente memorie che non onorano la storia di una nazione che si definisce civile e democratica. Ma quando a cambiare sono soltanto le parole, il risultato è anche peggiore: il silenzio scende su una realtà edulcorata soltanto in apparenza. A graffiare quella patina di normalità è intervenuta la Commissione d’inchiesta del Senato sull’efficacia ed efficienza del Servizio sanitario nazionale, presieduta dal senatore Ignazio Marino. Dall’indagine condotta sui sei ospedali giudiziari localizzati in diverse parti d’Italia – dalla Sicilia alla Campania, dalla Toscana alla Lombardia, passando per l’Emilia Romagna – emerge un quadro tanto inquietante da permettere di percepire il degrado di queste realtà, anche se non le si analizzasse a fondo. Ma la commissione d’inchiesta del Senato non ha voluto fermarsi all’apparenza e così, dopo aver visitato le strutture, ha redatto un documento e prodotto un documentario. Perché certe immagini spiegano più di tante parole.

CHI VI ENTRA DIFFICILMENTE NE ESCE Un dato allarmante riguarda il prolungarsi dei tempi di detenzione ben oltre quelli programmati. Secondo quanto riportato sul documento «su 376 internati dichiarati ‘dimissibili’, per ora solo 65 sono stati effettivamente rilasciati, mentre per altri 115 è stata prevista una proroga della pena. Di questi ultimi, solo cinque sono ancora internati perché ritenuti socialmente pericolosi, tutti gli altri non sono stati liberati perché non hanno un progetto terapeutico, non hanno una famiglia che li accolga o una Asl che li possa assista». Le condizioni igieniche negli ospedali giudiziari italiani sono a di poco insufficienti. Dai racconti degli stessi internati emerge una quotidianità disumana, con una qualità della vita ben inferiore a quella prevista dalla Commissione europea per la prevenzione della tortura. Si calcola, ad esempio, che ogni detenuto goda, in media, di circa tre metri quadri di spazio.

Il senatore del Pd lancia un appello affinché le realtà sanitarie presenti sul territorio collaborino per permettere, a chi ne ha il diritto, di lasciare quei luoghi da incubo: «Raccogliere i primi dati non è stato per niente semplice: reticenze, diffidenze, inesattezze hanno scandito le prime settimane di lavoro soprattutto negli Opg più degradati. Ci sono, tuttavia, realtà come quella di Reggio Emilia dove gran parte dei dimissibili hanno già lasciato la struttura. Speravamo di poter fare molto e al più presto, ma abbiamo bisogno di collaborazione delle realtà sanitarie locali. Anche i territori devono acquistare consapevolezza riguardo ai diritti di queste persone: non dobbiamo tollerare degrado e condizioni di vita incompatibili con il più elementare rispetto della dignità e lesivi dei principi della nostra Costituzione». Nella foto: una scena del film Shutter Island, diretto da Martin Scorsese.

Simone Olivelli