Terremoto Giappone: la testimonianza di una ragazza italiana a Tokyo

TERREMOTO GIAPPONE- Il terremoto che ha colpito il Giappone è un avvenimento che ha scosso tutto il mondo: migliaia di morti, una catastrofe che a molti è sembrata una nuova Hiroshima per l’entità del danno subito dalla popolazione nipponica. Senza dimenticare l’incubo di fusione nucleare che giorno dopo giorno si fa sempre più incombente. Newnotizie ha contattato Imma Olivazzi, una ragazza italiana che si trovava a Tokyo per lavoro quando è avvenuta la prima scossa che ha colpito il Giappone.

Dove ti trovavi quando è avvenuto il terremoto?

In quel momento ero a casa. Ero al pianterreno, in cucina, a preparare qualcosa da mangiare prima di uscire per recarmi in ufficio: quel giorno avrei dovuto salutare tutti i miei colleghi di lavoro prima di rientrare in Italia.

Che sensazioni hai provato?

E’ stato davvero brutto. Tutto il giorno, dopo le due scosse forti iniziali che sembravano non finire più, si sono sentite scosse più o meno brevi e ammetto di essermi sentita persa, più che altro perché ero sola a casa. La mia coinquilina e sua madre erano via dal mattino e la zona in cui abitavo è abbastanza isolata; inoltre non conoscevo nessuno che abitasse nelle vicinanze…

Nonostante l’enorme catastrofe, i giapponesi sembrano aver mantenuto un certo self control. Che aria si respirava a Tokyo?

Innanzitutto la vera e propria catastrofe non è stata a Tokyo. Lì si sono soltanto avvertite le scosse. E poi devo dire che per tutta la giornata di venerdì non sono proprio uscita di casa. Solo sabato, quando è iniziato il mio viaggio verso l’aeroporto, ho avuto modo di vedere che aria si respirava in città. Sembrava apparentemente un giorno come un altro, con l’unica differenza che le strade erano un po’ meno affollate del solito e l’atmosfera un po’ più pesante. Ma mi è bastato entrare in un convenience store e notare che nel reparto alimentari non era rimasto praticamente nulla per capire che forse tutta quella calma era solo apparente.

Alla luce dei fatti e del pericolo nucleare: torneresti in Giappone in una situazione “ordinaria” ?

Il mio rientro in Italia a marzo, che coincideva con la fine del mio servizio lavorativo a Tokyo, era già stato stabilito fin dagli inizi del dicembre scorso. Se così non fosse stato, credo che sarei comunque restata, almeno fino a quando non avrei avuto notizie di un pericolo certo. Così come credo che, avendone la possibilità, ritornerò in Giappone appena potrò.

Antonio Pellegrino