Unità d’Italia: tensione a Milano, forze dell’ordine rimuovono banchetto Lega

Anche nel giorno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia siamo costretti a rendere conto dell’ennesima provocazione leghista, una provocazione che però non sembra aver riscosso la simpatia sperata.

A Milano, la Lega Nord è stata infatti vittima di una contestazione talmente feroce che i militanti del Carroccio, riuniti simbolicamente ”a lavorare” in Piazza della Scala, sono stati costretti a sloggiare: il loro banchetto è stato rimosso dalle forze dell’ordine per motivi di ordine pubblico.

Non è piaciuta ai milanesi l’iniziativa promossa dal capogruppo al Comune capoluogo lombardo della Lega Nord, Matteo Salvini, e da una decina di esponenti del Carroccio che – in aperta polemica con le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia – hanno posizionato le loro scrivanie di fronte a Palazzo Marino per dimostrare di essere al lavoro, mentre tutti gli altri, in un giorno di festa, erano a spasso per la città.

Ma non basta: la provocazione si è spinta oltre e i leghisti hanno anche distribuito ai passanti bandiere con la Croce di San Giorgio, simbolo di Milano e icona del Carroccio.

Una sceneggiata ridicola e a dir poco antipatica, che ha spinto diversi cittadini comuni, di passaggio in Piazza della Scala, a bersagliare i leghisti con un coro di ”vergogna” e di “viva l’Italia”. Qualcuno ha persino azzardato un significativo ”fuori la Lega dallo Stato”.

Le forze dell’ordine, in tenuta antisommossa, vista la piega che stava prendendo la situazione, hanno pensato bene di intervenire a difesa dei militanti del Carroccio con un fitto cordone. E alla fine, l’ufficio mobile allestito dal Carroccio sotto Palazzo Marino è stato rimosso coattamente.

Non c’è nessun intento polemico, noi oggi abbiamo voglia di lavorare e siamo qui con il nostro ufficio mobile approfittando del giorno di vacanza dei milanesi per distribuire il nostro materiale e raccogliere le segnalazioni dei cittadini”, aveva spiegato Salvini, prima che i contestatori lo costringessero ad andarsene dalla piazza con la coda tra le gambe. “Viva chi festeggia e viva chi lavora – aveva aggiunto – avremmo però preferito che la festa del Regno d’Italia fosse stata indetta una domenica, noi temiamo solo che tutta questa retorica rinvii quelle riforme federaliste che possono salvare il Paese: o si cambia o si muore“.

Ma a morire, oggi, è stata la provocatoria e grottesca retorica leghista. E Milano ha un motivo in più per festeggiare.

Raffaele Emiliano