Unità d’Italia, Berlusconi: Non lascio il Paese ai comunisti

UNITA’ D’ITALIA – Nel giorno dei tanto discussi festeggiamenti per la ricorrenza dei centocinquanta anni dall’unificazione nazionale, non sono mancate le contestazioni da parte di chi – al di là dell’intensità del sentimento patriottico – si rifiuta di far finta che tutto sia a posto, sfoggiando il sorriso della festa.
Oggetto privilegiato di questo genere di attenzioni è stato ancora una volta il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che a quanto pare non è riuscito nell’intento di apparire il miglior statista di sempre, così come si era autodefinito qualche tempo addietro.
La crisi sociale ed economica che attraversa l’Italia, e che sembra essere divenuta una caratteristica propria del nostro Paese e non più un fattore provvisorio, sommata ai guai giudiziari del premier che, se oggi rappresenta l’Italia nel mondo, tra meno di un mese sarà impegnato a dimostrare di non aver pagato una minorenne per farci sesso, hanno portato diversi gruppi di cittadini a gridare slogan di dissenso nei confronti dell’attuale governo.

Al GIANICOLO GRIDANO “DIMISSIONI”. Le prime contestazioni, Silvio Berlusconi, le ha ricevute al Gianicolo quando all’uscita dal Museo della Repubblica Romana un drappello di persone ha chiesto a gran voce le sue dimissioni. Tra la folla, da sottolineare anche la presenza di qualche sparuto sostenitore del presidente del Consiglio che ha ribattuto gridando «Resisti!».

IL RIFERIMENTO AI COMUNISTI Berlusconi non si è fatto mancare nemmeno quest’oggi un accenno al suo nemico numero uno: i comunisti. Rispondendo, tra lo stizzito e il sarcastico, alle proteste ha commentato: «Vado avanti, rimango per difendermi. Non lascio il paese in mano ai comunisti».

CONTESTAZIONI PRIMA DELLA MESSA La seconda dose di contestazioni è giunta nei minuti precedenti alla funzione religiosa che si è tenuta nella basilica di Santa Maria degli Angeli. Anche qui l’invocazione alle dimissioni ha caratterizzato l’ingresso di Berlusconi nella chiesa.

S. O.