Libia, Berlusconi: “Nessun pericolo di attacchi contro l’Italia”

Libia: Sulla situazione libica è intervenuto il premier italiano Berlusconi dopo il vetrice di Parigi che ha dato via libera all’intervento in Libia per fermare le truppe di Gheddafi.

Nessun pericolo per l’Italia: Berlusconi rassicura circa le possibilità di attacchi che la Libia può sferrare nei confronti dell’Italia. Allarme già lanciato ieri da D’Alema e ribadito dal Ministro degli Esteri Frattini.
“I missili libici non possono raggiungere l’Italia. Per ora abbiamo fornito le nostre basi militari alla coalizione, vedremo in seguito se partecipare ai raid”.
Intanto le basi italiane sono pronte, aerei sono stati spostati verso le sette basi strategiche da cui dovrebbero poi partire in caso di autorizzazione ai raid in Libia.

Speranza in un ripensamento: Berlusconi non nasconde però la speranza che Gheddafi possa ritornare sui suoi passi dopo gli ultimi attacchi sferrati alla popolazione. Le truppe del rais infatti, sono in marcia verso Bengasi, tenute d’occhio da alcune ore dai caccia francesi. “Spero ci sia ripensamento da parte del regime libico”, è tornato quindi a ribadire il premier.La posizione della Lega: Berlusconi parla anche della posizione cauta preferita dal Carroccio, simile a quella della Germania.
“La posizione della Lega è una posizione che risiede nella prudenza anche personale dell’onorevole Bossi che ieri ha auspicato che posizioni come quelle della Germania potessero essere seguite anche da parte nostra, tuttavia questo non è possibile visto che le basi di cui noi disponiamo sono determinanti”. E ha ricordato che l’Italia è “il Paese geograficamente più prossimo alla Libia”.

Schifani, doveroso impegno dell’Italia: Sulla partecipazione Italiana all’intervento per applicare la risoluzione dell’Onu è intervenuto anche il presidente del Senato Schifani.
“Il nostro Paese ha assunto doverosamente pieno e responsabile impegno di partecipazione a tutela della difesa e libertà del popolo libico. L’Italia non si è mai sottratta alle proprie responsabilità tutte le volte in cui si è dovuto intervenire, nelle forme opportune a tutela delle libertà nel mondo”.

Matteo Oliviero