Amianto: Sacelit riconosce indennizzo di 7 milioni per vittime

La Sacelit di Senigallia ha riconosciuto un indennizzo di 6 milioni ed 830 mila euro ad un’ottantina, tra familiari di ex dipendenti deceduti ed ex addetti ancora in vita ma malati, a causa dei danni subiti per l’esposizione all’amianto.

Una trattativa condotta dall’Associazione Lotta all’Amianto che ha già in preparazione un’altra cinquantina di ricorsi e non vuole far passare inosservata una causa così importante. L’avvocato Massimo Olivetti, che ha rappresentato l’associazione, è molto soddisfatto del risultato ottenuto <<Il tempo per ottenere il risarcimento è stato relativamente breve. In pochio mesi, una volta individuata la procedura, l’Ala è riuscita a raggiungere un accordo con i vertici Sacelit di Bergamo>>.

Grande soddisfazione anche dal presidente dell’Associazione Lotta all’Amianto Carlo Montanari che ha condotto la trattativa <<È un grande risultato. Ora stiamo predisponendo gli incartamenti per un’altra ventina di ricorrenti, tra ex dipendenti e loro congiunti. Ma, secondo i contatti già avviati, a chiedere l’indennizzo dovrebbero essere in totale una cinquantina di persone>>.

L’amianto è responsabile di svariate patologie che minacciano la salute dell’uomo perché riesce a penetrare nell’organismo, soprattutto attraverso le vie respiratorie, e di insediarsi provocando problemi per la salute. L’amianto può provocare asbestosi, una malattia respiratoria che determina fibrosi polmonare e che degenera fino a creare problemi di insufficienza respiratoria e cardiocircolatoria ma è anche responsabile di carcinoma polmonare, il più frequente tumore maligno. Ma non solo. Con l’esposizione all’amianto può anche insorgere il carcinoma della laringe, un tumore maligno, delle placche pleuriche, il carcinoma dello stomaco e del colon.

Malattie che portano alla morte. Il risarcimento sicuramente non porterà in vita i cari deceduti che hanno lavorato per molto tempo a contatto con l’amianto, ma bisogna avere un poco di giustizia per tanti lavoratori.

Daniela Ciranni