Tbc, 4 mila casi ogni anno in Italia

4 MILA CASI IN ITALIAIn Italia si verificano ancora più di 4 mila nuovi casi di tubercolosi all’anno, nonostante l’incidenza della Tbc sia notevolmente diminuita in Occidente a partire dagli anni Cinquanta. In occasione della Giornata Mondiale per la Lotta alla Tubercolosi del prossimo 24 marzo 2011, dall’Istituto superiore di sanità (Iss) si afferma, infatti, che la tbc “continua a rappresentare una realtà sanitaria che richiede una continua formazione degli operatori, strategie di prevenzione e attività di controllo“. Infatti, pur presentando un’incidenza dell’endemia piuttosto bassa, la malattia è ancora presente nel nostro territorio. Tubercolosi multi-resistente e necessità di eliminare la TBC nei bambini sono i temi al centro del comunicato rilasciato dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e dalla Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la Giornata Mondiale di cui si legge sul portale dell’Istituto Superiore di Sanità.

I DATI – Per quanto riguarda la Tbc nei bambini, il 5% dei casi notificati in Italia nel 2008 si sono verificati in bambini tra 0 e 14 anni di età e il 2,4% in bambini sotto i 5 anni. Negli ultimi anni sono stati segnalati vari focolai nelle scuole anche nel nostro Paese. Il Vecchio Continente è il più colpito, soprattutto nella parte orientale, dove i casi sono pari a 73 per 100mila abitanti rispetto ai 9 dell’Occidente. La malattia che, dopo il secondo dopoguerra, aveva subito un calo decisivo, è tuttora presente nel panorama europeo: secondo quanto documentato da Ecdc e da Oms, negli ultimi dieci anni i Paesi dell’Ue hanno presentato quasi 40mila casi, di cui oltre 3.300 nel 2009. In Europa il tasso di casi di tbc è in calo dal 2005, con una media regionale di 36,8 casi segnalati per 100mila abitanti nel 2009. Tuttavia il continente è diviso e c’è un blocco di 18 stati “ad alta priorità” (Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Bulgaria, Estonia, Georgia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Lettonia, Lituania, Moldova, Romania, Russia, Tajikistan, Turchia, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan) dove i tassi sono 8 volte più alti rispetto al resto d’Europa, con 73 casi contro 9,2 per 100mila).

PREVENZIONE – Le organizzazioni che hanno presentato questi dati vogliono suscitare interesse e conoscenza della “peste bianca”, che si credeva, o che quantomeno in molti credevano sconfitta: in questo modo si spera che i sintomi (febbre, brividi, sudorazione notturna, paollore, perdita di appetito e di peso, tendenza ad affaticarsi) siano più facilmente riconoscibili e che situazioni come quella accaduta nella scuola elementare non si verifichino una seconda volta. L’Istituto superiore di sanità ritiene necessaria una nuova formazione dei medici di base e di famiglia, perché riconoscano rapidamente i sintomi della malattia e i fattori di rischio che possono riattivare la malattia latente.

Adriana Ruggeri