Epatite B, gli under 30 italiani sono protetti dal vaccino

Epatite negli under 30 – Tutti i giovani italiani al di sotto dei 30 anni d’età sono immunizzati dal virus dell’epatite B, ovvero, non contrarranno mai questa insidiosa malattia che colpisce il fegato e che può portare allo sviluppo di neoplasie o cirrosi. Un risultato eccellente per l’Italia, reso possibile vent’anni fa dall’introduzione obbligatoria del vaccino per tutti i neonati e i bambini al di sotto dei 12 anni. Con questa scelta sanitaria, il nostro Paese si è posto all’avanguardia nel mondo, e ora molti altri Stati importano l’idea dell’immunizzazione obbligatoria per i minori, che si è rivelata vincente. Il vaccino obbligatorio in Italia – La legge che ha reso obbligatoria la vaccinazione contro l’epatite B divenne operativa nel 1991: essa ha permesso di debellare questa patologia virale, la peggiore delle forme di epatite che possono colpire l’essere umano.

Prima il vaccino veniva somministrato solo alle persone considerate a rischio per l’infezione sia per gli stili di vita (tossicodipendenti), sia per la professione (personale sanitario) e anche certi pazienti come i dializzati e o i politrasfusi. A differenza di altri Paesi asiatici e mediorientali, dove il contagio materno-fetale e quello fra bambini è prevalente, in Italia le vie di trasmissione più frequenti sono i rapporti sessuali e gli aghi infetti. I vantaggi del vaccino – Gli individui vaccinati contro l’epatite B (oltre 16 milioni gli under 30 in Italia), non solo sono immunizzati da questo specifico e pericolosissimo virus, ma evitano anche il rischio di contrarre altre forme virali di epatite che, seppur meno letali, sono comunque in grado di provocare alterazioni croniche. Parliamo delle infezioni del virus Delta, endemico in Italia: esso è un virus difettivo, ovvero ha bisogno del virus B per replicarsi.

Adriana Ruggeri