Yemen: gli ufficiali dell’esercito con l’opposizione. Saleh si prepara alla guerra civile

Ali Abdullah Saleh come Muammar Gheddafi. Anche se il cielo dello Yemen non ha conosciuto i caccia occidentali che stanno provando a sfiancare le risorse militari e il regime del Raìs, il Presidente yemenita non rinuncia a mostrare i muscoli di fronte ad una rivolta popolare che inizia a mettere in serio pericolo il suo Governo. Appare in televisione e annuncia che non intende lasciare il suo posto; che il popolo è dalla sua parte. Saleh come Gheddafi va avanti. Nonostante anche il cerchio del suo entourage politico si stia restringendo.

Se il Colonnello ha già perso uomini importanti che sono passati con gli insorti, come l’ex ministro degli Esteri Abdul Fatah Yunis, anche Saleh inizia a perdere pezzi: Abdullah Alaiwa, ex ministro della Difesa e consigliere dello stato maggiore militare; Abdel-Wahhab Tawaf, ambasciatore in Siria, e  Mohammed al-Ahwal, ambasciatore in Arabia Saudita. Queste le figure di spicco che hanno abbandonato il regime per sposare la causa dell’opposizione. Ancora più pesante, però, è l’abbandono del generale Ali Mohsen, uomo che fino a ieri era considerato uno delle personalità più potenti e vicine a Saleh.

L’annuncio del Generale è arrivato in un messaggio trasmesso da Al Jazeera: “Oggi lo Yemen vive una grave crisi, come risultato delle pratiche incostituzionali e illegali delle autorità, una politica di marginalizzazione e l’assenza di giustizia”. Con queste parole il comandante militare del nord est annuncia il suo “sostegno pacifico alla pacifica rivoluzione della gioventù e alle sue richieste”. La critica più forte che Mohsen ha rivolto al regime riguarda soprattutto il modo col quale Saleh ha cercato di fermare le proteste, in un crescendo di violenza che ha raggiunto il suo apice nella strage di Venerdì scorso a Sana’a, dove sono morte 52 persone: “Reprimere manifestanti pacifici in spazi pubblici nel Paese ha portato a un ciclo di crisi che si complica ogni giorno di più e spinge il Paese verso la guerra civile”.

Ma quella di Mohsen, anche se la più significativa, non è l’unica defezione fra i militari: sono decine, infatti, gli ufficiali dell’esercito che si stanno unendo alla rivolta. Anche in questo caso hanno pesato molto le violenze degli ultimi giorni, non ultima la notizia degli scontri di ieri nella regione di Al Jawf, al confine con l’Arabia Saudita, dove altre 20 persone hanno perso la vita. E di fronte ad una situazione che per il regime diventa sempre più precaria, la risposta di Saleh si presenta tutt’altro che conciliante: immediato, infatti, è stato il dispiegamento di carri armati nella capitale intorno al Palazzo presidenziale e alla sede del Ministero della Difesa. Una decisione, questa sì, che presto potrebbe portare con sé l’annuncio di una vera e propria guerra civile.

Cristiano Marti