Berlusconi: sono addolorato per Gheddafi

Giunto ieri a Torino per sostenere la candidatura a sindaco di Michele Coppola, il premier Silvio Berlusconi ha ribadito le ragioni che hanno spinto il governo ad autorizzare la partecipazione dell’Italia alla missione militare contro la Libia, senza omettere di provare grande “dolore” per l’ex alleato Gheddafi. Nelle parole del presidente del Consiglio è stato possibile cogliere l’insofferenza per il protagonismo tradito dai francesi nel coordinamento delle operazioni militari e l’auspicio che il comando della missione passi presto alla Nato. Fuori dall’Hotel “Principi di Piemonte”, dove si è svolto l’incontro e la successiva cena elettorale, un gruppo di contestatori ha manifestato contro il governo, intonando slogan che invitavano il premier a dimettersi.

Berlusconi addolorato per il Colonnello. “I nostri aerei non hanno sparato e non spareranno – ha assicurato ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, partecipando all’incontro organizzato per sostenere la candidatura a sindaco di Torino del pidiellino Michele Coppola – Sono lì per pattugliamento e per garantire la ‘no-fly zone’. Non è la sola Lega, con i quali i rapporti sono ottimi, ad avere una posizione critica rispetto al protagonismo dei cugini francesi – ha precisato il premier – ma tutto il governo a chiedere con forza che il comando delle operazioni passi alla Nato e che ci sia un coordinamento diverso da quello istituito finora”. Interpellato poi sui rapporti personali intessuti col Colonnello libico, che fino a poco tempo fa apparivano idilliaci: “Sono molto addolorato per Gheddafi – ha ammesso il Cavaliere – perché è una vicenda che mi tocca personalmente”. E sull’emergenza profughi che sta mettendo in ginocchio l’isola di Lampedusa: “Stiamo sollecitando iniziative umanitarie per quanto riguarda la popolazione – ha spiegato Berlusconi – per prevenire flussi migratori. Sono già uscite 300mila persone dalla Libia, non cittadini libici, andando verso l’Egitto e la Tunisia. Noi siano stati il primo Stato a inviare un’azione umanitaria con tende per circa 12 mila persone. Altri facciano la loro parte“.

Slogan contro il premier. Ma l’arrivo del premier a Torino ha creato scompiglio nella città. Mentre il Cavaliere intratteneva la platea all’interno dell’hotel “Principi di Piemonte”, infatti, un gruppo di manifestanti si è raccolto all’esterno per intonare slogan contro il suo governo. “Dimettiti ‘viso’ flaccido”, “L’Italia non è una Repubblica fondata sulla prostituzione”, “Cento anni di imperialismo coloniale”, “Baciamo le mani a Gheddafi, mafioso”: sono solo alcune delle scritte comparse sui cartelloni inalberati ieri dai contestatori contro il premier. La folla, che si fatta sempre più numerosa, ha costretto i poliziotti a reagire al lancio di alcuni oggetti e a tentare una carica che ha determinato la dispersione dei manifestanti. Durante le brevi colluttazioni un agente della polizia è stato ferito all’arcata sopraccigliare. L’accoglienza che i manifestanti torinesi hanno tributato al presidente del Consiglio ha spinto lo stesso Berlusconi a commentare l’accaduto nel corso della cena elettorale che si è svolta alla presenza di alcuni imprenditori del luogo: “Ancora stasera al mio arrivo a Torino – ha detto – sono stato accolto da un manipolo di baldi giovani che urlava ‘Via la mafia dallo Stato’ e ‘Mafioso’. E’ la negazione della realtà, visto che il nostro governo in meno di 3 anni ha catturato 7 mila mafiosi e 28 dei 30 latitanti più pericolosi e ha sequestrato più di 20 miliardi di euro. Sono frasi – ha insistito categorico il premier – completamente fuori dalla realtà”.

Maria Saporito