Intervento in Libia, Gino Strada: Follia militarista sta invadendo il pianeta

A pochi giorni dall’ inizio delle operazioni militari in Libia per liberare il paese arabo dalla dittatura di Gheddafi, Gino Strada, fondatore assieme alla moglie Teresa Sarti, dell’ ONG (Organizzazione non governativa) italiana “Emergency”, si esprime circa la delicata situazione, che coinvolge parecchi stati, fra i quali l’ Italia, sebbene il nostro Pese si trovi in una posizione piuttosto defilata. Il fondatore di Emergency, intervistato da Repubblica critica la decisione niente affatto ponderata dell’ attacco alla Libia: in sostanza, Strada si chiede per quale motivo ancora oggi si decide di attaccare militarmente un Paese senza provare a venirsi incontro con la diplomazia.

Dello stesso parere anche Formigoni. Vicino alla tesi di Gino strada appare il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, il quale, solo pochi giorni prima della risoluzione Onu, aveva dichiarato che “a dividere il fronte occidentali sono gli interessi contrapposti. Francia e Gran Bretagna hanno scommesso sulla vittoria degli insorti. Vogliono accreditarsi come i più interventisti per scalzare l’ Italia dalla sua posizione di influenza”. Formigoni aveva ammonito la comunità internazionale con queste parole: “Metto in guardia contro i rischi di un intervento diretto della comunità internazionale, che sia Nato, Onu o G8. Stiamo parlando del mondo arabo dove il pericolo di buttare un cerino in un deposito di benzina è altissimo. Un intervento armato potrebbe essere preso dagli estremisti e dalla stessa Al Qaeda come pretesto per gridare alla guerra santa”.
Ed è sempre il Presidente della Regione Lombardia che, prima dell’ attacco al Paese arabo, afferma: “Quello che possiamo fare è invitare a una soluzione pacifica”.

Intervento avventato? Due pareri, quelli di Strada e Formigoni, che si installano nella scia del non interventismo. Quantomeno, i due si interrogano circa le modalità e la reale necessità dell’ intervento militare in Libia: era proprio necessario? O sarebbe stato opportuno aspettare ancora e cercare, piuttosto, di risolvere la questione pacificamente, evitando di alimentare ulteriori odi internazionali?

Angela Liuzzi