Italia alla guerra in Libia: la sinistra si divide

La nuova guerra di Libia, appena dichiarata (o quantomento messa in atto), ha sconvolto, in appena 48 ore, il panorama politico del nostro Paese: se a destra è riemerso con forza il contrasto fra gli ex colonelli di Alleanza Nazionale entusiasti della guerra, guidati dal ministro Ignazio La Russa, e i leghisti di Umberto Bossi, preoccupati soprattutto di dover affrontare nuove problematiche sul fronte dell’immigrazione clandestina, nel campo dell’opposizione la risoluzione dell’ONU ha frantumato qualsiasi unità registrata fino ad oggi, facendo registrare innumerevoli reazioni contrastanti, dal convinto sostegno ai bombardamenti di Massimo D’Alema e di tutto il Partito Democratico al netto no, accompagnato da “presidi contro la guerra”, della Federazione della Sinistra, passando per i “nì” di Vendola e Di Pietro.

Bersani e D’Alema indossano l’elmetto – Il Presidente del Copasir Massimo D’Alema, già Presidente del Consiglio nel 1999, quando l’Italia prese parte ai bombardamenti della NATO in Serbia, sotto cui morirono migliaia di civili innocenti, è intervenuto oggi, a margine di un’iniziativa a Bari, spiegando che “la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dice con chiarezza che e’ necessario agire per proteggere i civili. Ma non e’ scoppiata la guerra perche’ c’e’ stato un intervento internazionale, la guerra c’era gia’ prima. […] L’intervento della comunita’ internazionale e’ valso a fermare i bombardamenti aerei e i cannoneggiamenti che venivano fatti contro la popolazione civile”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario del Partito Democratico Pierlugi Bersani, intervenuto su RaiUno nel corso dell’edizione serale del TG, che ha spiegato come “l’uso della forza per fini di giustizia” non sia in contrasto con il ripudio della guerra sancito dall’articolo 11 della nostra Costituzione.

Vendola e Di Pietro nel caos – Sì, solo se, anche no, però vediamo…due giorni, come detto, sono trascorsi dall’inizio dell’operazione “Odissea all’alba” ma ancora non è emersa una chiara presa di posizione in merito da parte dell’Italia dei Valori e di Sinistra Ecologia e Libertà.

Antonio Di Pietro, informato dell’inizio delle ostilità due sere fa mentre era in onda a “Otto e mezzo” su “La7”, aveva subito aderito alla nuova guerra umanitaria, denunciando, per di più, il colpevole ritardo con cui questa aveva preso il via; tuttavia trascorse le prime 24 ore di entusiasmo, e presa consapevolezza della portata e della natura del conflitto, l’Italia dei Valori ha presentato oggi una mozione per chiedere, pur ribadendo il sostegno alle operazioni militari in corso, che il Governo riferisca in Parlamento per dare garanzie sul “rispetto dei limiti del mandato contenuto nella risoluzione Onu 1973”. Anche il leader di SEL Nichi Vendola è stato alla fine costretto a rimangiarsi l’iniziale sostegno alle operazioni militari volte all’imposizione della “no fly zone”; “dobbiamo impedire – aveva detto il 18 marzo scorso – che Gheddafi completi la sua macelleria civile, ma anche vigilare con cautela che l’opzione militare non si trasformi in qualcosa di imprevedibile”.
Ben diverso il tono delle dichiarazioni odierne, probabilmente frutto anche della decisione di moltissimi militanti di base di Sinistra Ecologia e Libertà di aderire ai presidi di questi giorni contro la guerra.

“Se fossi in Parlamento – ha spiegato Vendola – voterei no ai bombardamenti su Tripoli. Tra l’indifferenza e la guerra la terza opzione è la politica del negoziato”. La Federazione della Sinistra contro la guerra, senza se e senza ma – Contro qualsiasi ipotesi di intervento militare in Libia, invece, si è schierata, fin dai giorni precedenti la risoluzione dell’ONU, la Federazione della Sinistra. che oggi è scesa in piazza con alcuni sit-in in diverse città del Paese. “L’offensiva occidentale contro la Libia, – ha spiegato il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero – giustificata per ragioni umanitarie, si caratterizza come un’aggressione che metterà in ginoccho la Libia e il suo popolo. Noi chiediamo il cessato il fuoco immediato”. “Petrolio e gas sono i veri obiettivi. – ha chiosato il portavoce della FdS Oliviero Diliberto – Altro che questioni umanitarie! L’Italia abbandoni il campo da guerra libico e rispetti la Costituzione”.

Mattia Nesti