Menopausa a 30 anni, è colpa dell’inquinamento

Sono sempre più numerose le donne che entrano in menopausa prima dei 30 anni d’età, tra le cause l’inquinamento. La menopausa precoce è un fenomeno in crescita che “colpisce” addirittura una donna su 1000 al di sotto dei trent’anni, segnando la fine dell’ovulazione e della fertilità femminile. A differenza del passato, le vampate e il ciclo mestruale sempre più raro affligge oggi circa il 4-5% della popolazione femminile mondiale, colpendo prevalentemente donne che non hanno ancora avuto figli, con tutte le ripercussioni di carattere anche psicologiche che ciò comporta. Tra le cause collegate vi sono l’incidenza sempre maggiore dell’endometriosi e l’inquinamento, soprattutto da diossina.

Le cause della menopausa precoce. Pare che una delle causa sia l’endometriosi, la malattia dei tempi moderni caratterizzata dall’impianto di cellule della mucosa uterina al di fuori dell’utero: nelle donne con endometriosi, infatti, l’incidenza di infertilità arriva all’80% su mille. La predisposizione all’endometriosi sembra che possa essere legata a fattori genetici ma anche a sostanze inquinanti, come per esempio la diossina. “La sua incidenza nella popolazione generale varia dal 10 al 18%, ma nelle donne infertili tocca anche il 30-40%”, spiega il Corriere della Sera, su cui è stata analizzato il fenomeno. Altri fattori possono essere lo stress e l’inquinamento, insieme a malattie auto-immuni, terapie radianti, chemioterapia, interventi chirurgici, infezioni, tossine, sostanze tossiche, tutti questi e altri che ancora non si conoscono, provocano l’impoverimento del patrimonio delle cellule uovo, riducendo la produzione di estrogeni e progesterone da parte delle ovaie.

I rischi della menopausa. Di norma la menopausa arriva tra i 45 e i 55 anni (età media 51). La menopausa precoce vuol dire rischiare prima osteoporosi, malattie cardiache, diabete, ipertensione e cancro al seno (i rischi della post-menopausa). E vuol dire anche pesanti risvolti psicologici ed emotivi: poche donne si attendono una prematura perdita della fertilità. Ulteriori studi in questa direzione saranno senz’altro utili per capire come si possa agire a livello preventivo sulla popolazione femminile giovane, onde scongiurare il rischio di un progressivo isterilimento.

Adriana Ruggeri