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Flavia Perina: Secolo d’Italia addio, il Pdl è contrario alla libertà

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Flavia Perina Secolo licenziata

Il Secolo d’Italia, a causa di una decisione editoriale del Cda, non avrà più come direttore Flavia Perina, che ne aveva preso le redini dal 2000. Con grande disappunto è stata accolta la notizia in vari ambienti di destra, come Futuro e Libertà e Generazione Futuro. Anche Fabio Granata, vicepresidente della Commissione Antimafia, ha ritenuto “vergognosa” la decisione, che pare sia dipesa dal mancato appoggio dato dal Secolo d’Italia alla politica adottata nell’ultimo periodo dal Pdl e dall’attuale governo Berlusconi. Pare che il partito di Gianfranco Fini, che invece vede evidentemente di buon occhio l’ex direttore, abbia deciso di reagire prontamente al licenziamento fondando un nuovo quotidiano in cui coinvolgere la stessa Flavia Perina, assieme ad Italo Bocchino e vari altri esponenti del partito.

Perina ed il Cda del Secolo: è polemica. Flavia Perina non sembra, dal canto suo,  aver preso con troppa filosofia la decisione del Consiglio d’amministrazione del quotidiano che dirigeva, dato che in queste ore ha contestato, durante le prime dichiarazioni rilasciate ai giornalisti, “l’arroganza e la prepotenza senza idee che caratterizza, purtroppo, il cosiddetto Popolo della Libertà”. A quanto pare la linea ideologica data dal giornale, la quale deve essere istituzionalmente stabilita e garantita del direttore di una testata, non è stata ritenuta in accordo con quanto il Pdl desiderava fosse portato avanti dai media tendenti a seguire le posizioni conservatrici. Con la politica dell’attuale Governo, in particolare, pare che il quotidiano sia stato considerato in disaccordo più volte. In netta polemica con il partito di Berlusconi, l’ex direttore Perina ha diffuso, appena licenziata, parole ancor più dure di quanto facesse nel suo ruolo al Secolo: “La verità è che il Pdl non riesce a tollerare una voce di libertà. Hanno le tv, i grandi giornali, ma una voce libera per loro era troppo”.

Il licenziamento e la nuova proposta. Ma il benservito da parte del Consiglio d’Amministrazione del quotidiano è stato dato a Flavia Perina in modo tutt’altro che inelegante: la lettera di licenziamento le è stata consegnata a mano da una segretaria, e conteneva non proprio un addio, ma una proposta di lavoro (di un altro lavoro rispetto quello che stava facendo presso la redazione del Secolo): le è stato offerto di scrivere per una rubrica che si sarebbe chiamata “D’altro canto”, come a mettere tra parentesi le opinioni che la Perina sembrava stesse portando avanti da tempo. Ironia? Provocazione dimostrativa delle ragioni del Cda? Elegante compromesso di cui si sperava non fosse accettato? Oppure si tratta di proposta seria e generosa, volta a non lasciare disoccupata una persona che per diverso tempo ha diretto il quotidiano? Difficile vederla come proposta vera e propria. Anche la Perina non l’ha accolta nel modo più entusiastico, avendola definita “assurda, oltre che emblematica dell’idea di libero giornale e di libero giornalismo di presunti editori”. Definizione, quest’ultima, che la dice lunga sul mancato “lasciamoci da buoni amici” tra il Secolo d’Italia e il direttore Flavia Perina.

La storia del Secolo d’Italia. Il quotidiano ha già avuto nella sua storia vari cambiamenti di rotta, pur restando un organo di informazione abbastanza conservatore. Fondato nel 1952, assunse rilevanza particolare diventando nel 1963 organo ufficiale del Msi, passando invece dal 1994 ad Alleanza Nazionale, sotto la direzione, dal 2000 fino ad oggi, di Flavia Perina. Ancora nel buio delle ipotesi di ogni provenienza le future candidature riguardanti il nuovo incarico di direttore. Si è fatto a titolo di “voce di corridoio il nome di Luciano Lanna, scrittore e giornalista, laureato in filosofia e  studioso di storia del fascismo. Ma non è ancora una notizia confermata. Non ci resta che attendere, e staremo a vedere anche quanto riguarderà l’eventuale futura pubblicazione del nuovo partito di Fini, seguendo con grande interesse se quali novità ci riserverà l’editoria, dal momento che a destra ci si lamenta spesso della carenza di pubblicazioni specifiche di qualità.

Sandra Korshenrich