Omicidio Fortugno: Appello conferma quattro ergastoli

Ergastolo confermato per i quattro imputati ritenuti gli autori e i mandanti dell’omicidio di Francesco Fortugno, il vice presidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso a colpi di pistola a Locri il 16 ottobre 2005. Dopo la sentenza di primo grado del febbraio 2009, oggi i giudici della Corte di appello di Reggio Calabria hanno chiuso la pagina giudiziaria di quel delitto “politico-mafioso” confermando la condanna a vita per Salvatore Ritorto, considerato autore materiale dell’omicidio, per Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio accusati di aver pianificato l’omicidio per far posto in Consiglio regionale al loro favorito Domenico Crea  (all’epoca primo dei non eletti nella lista della Margherita e successivamente indagato in un’inchiesta su sanità e mafia, ndr) e per Domenico Audino, per concorso esterno nell’omicidio. I giudici reggini hanno, invece, assolto Enzo Cordì, condannato al primo processo a 12 anni di carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, e ritenuto “padrino” del clan di ‘ndrangheta Cordì di Locri.

Verso la verità. “La condanna degli esecutori materiali del delitto Fortugno è solo il primo passo per sapere tutta la verità. Mancano all’appello, infatti, i nomi dei mandanti per fare piena luce su di un omicidio che ha segnato la storia politica della Calabria e del Paese”, afferma Giuseppe Lumia (Pd), componente della Commissione antimafia. “Confido nel lavoro della magistratura affinché tale obiettivo sia raggiunto al più presto e si possa finalmente far venire a galla la rete di collusioni ‘ndrangheta-politica-economia. Bisogna dare un volto a coloro che hanno ordinato l’eliminazione di un politico che aveva denunciato pericolose infiltrazioni nel settore della sanità”, conclude Lumia.

R. E.