Striscia la notizia: la lettera delle veline

Striscia la notizia: la lettera delle veline svelata ieri sera, in diretta il testo della lettera che quattro mesi fa, hanno scritto alla Susanna Camusso, segretario generale della CGIL, che però non ha mai risposto. La lettera che le Veline Costanza Caracciolo e Federica Nargi hanno scritto quattro mesi fa a Susanna Camusso e che è stata svelata ieri sera da Striscia la Notizia, per cercare, come lavoratrici dello spettacolo, solidarietà e sostegno contro la macchina del fango che da mesi e mesi le coinvolge ingiustamente. Ma il segretario generale della Cgil non ha mai risposto alla missiva.

Ecco in breve la lettera spedita da Milano il 29 novembre scorso, scritta dalla velina bionda del tg satirico, Costanza Caracciolo anche a nome della bruna  Federica Nargi, alla cortese attenzione della Dottoressa Susanna Camusso, Segretario Generale Cgil. “Lavoriamo da quasi tre anni al telegiornale satirico di Canale 5, il programma televisivo italiano famoso per le sue innumerevoli inchieste giornalistiche e per l’impegno civile che dimostra ogni giorno.” Scrive Costanza e parla del nonno dei genitori e famiglia sia sua che di Federica, proseguendo:”… una volta terminato il lavoro che ci vede in sala prove a lezione di dizione e recitazione per oltre 5 ore al giorno, tolta la diretta della sera, comprende: fare la spesa, far da mangiare, frequentare gli amici, ogni tanto andare al cinema o al ristorante cinese davanti agli studi di registrazione perché costa meno. Insomma una vita uguale a quella che fanno i ragazzi della nostra età…” Continua raccontando i suoi progetti e quelli della collega ma: “…l’unica cosa sicura è che né noi, né le altre ragazze che hanno partecipato al concorso, credono che fare la Velina sia un mestiere e siamo consapevoli che quello che noi interpretiamo è solo un ruolo. Non riusciamo a spiegarci perché veniamo sempre e solo additate come il male assoluto, anche se nessuna Velina di Striscia la Notizia è mai stata implicata in un qualsiasi scandalo. Sembra che la nostra presenza nel programma, di appena 1 minuto, segni il degrado di tutta l’Italia. In studio noi rispettiamo tutti e siamo rispettate da tutti: cameraman, autori, regista, truccatori… Silvio Berlusconi non lo abbiamo mai visto…”

 

Sanno di non essere né Rita Levi Montalcini o Margherita Hack, né di poter un giorno avere,  la capacità di guidare un sindacato, ma si  sentono occasionali lavoratrici nel mondo dello spettacolo e cercano di svolgere il loro  lavoro seriamente  come un qualsiasi altro. E indicano una serie di domande: “Perché nei nostri confronti c’è questa forma di razzismo? Si può parlare di noi così male solo perché balliamo in una trasmissione? Perché dobbiamo essere infangate non solo da uomini ma anche da donne che potrebbero essere le nostre mamme? Non abbiamo mai fatto niente di disonesto. A eleggerci è stata una giuria di giornalisti ripresi dalle telecamere: nessuna raccomandazione, tutto si è svolto alla luce del sole”.  E alla fine si rivolgono direttamente alla Camusso “…perché, se possibile, ci difenda: questo razzismo nei nostri confronti offende noi in quanto donne, i nostri familiari e i nostri amici. Sappiamo che ha una figlia della nostra età e potrà quindi capirci maggiormente.  Noi cosa facciamo di sbagliato? Balliamo: i nostri genitori ci hanno fatto studiare danza per anni, da quando eravamo bambine. Dobbiamo odiare tutte le ballerine? Dobbiamo chiudere tutte le scuole di danza? !”. La lettera si conclude con i saluti e i ringraziamenti delle due veline.  

 

Maria Luisa L. Fortuna