Yemen: la guerra civile è sempre più vicina

La militarizzazione vera e propria era iniziata Venerdì scorso quando, dopo il passaggio con l’opposizione da parte del generale Ali Mohsen, il presidente Ali Abdullah Saleh aveva schierato i carri armati dell’esercito nella capitale Sana’a. Dopo le ultime violenze perpetrate dal regime ai danni dei rivoltosi molti ufficiali si sono uniti alle proteste del popolo. Ed ora il governo sembra intenzionato a prendere misure di repressione decisive: già ieri, a Sana’a, c’è stato l’ordine di schieramento militare intorno ai centri del potere: corpi speciali presidiano il palazzo presidenziale, carri armati e milizie schierati davanti alla Banca Centrale. Perquisita anche la sede della televisione araba Al Jazeera.

La giornata di ieri potrebbe diventare per lo Yemen lo spartiacque che separa gli ultimi tentativi di mediazione con l’opposizione dallo scoppio della guerra civile. D’altronde le parole del presidente Saleh, nel suo discorso trasmesso dalla televisione di Stato non lasciano spazio ad interpretazioni. Si rivolge principalmente ai militari che lo hanno tradito unendosi alla rivolta: “Quelli che stanno cercando di prendere il potere con un golpe – ha avvisato – dovrebbero sapere che è impossibile. La nostra madrepatria diventerebbe instabile, ci sarebbe una guerra, una guerra civile sanguinosa. Dovrebbero rifletterci attentamente.” Un avvertimento soprattutto a quei generali che due giorni fa hanno schierato i loro soldati a difesa dei manifestanti. Un gesto che sembrava potesse segnare il cedimento definitivo del regime. E invece la risposta di Saleh è stato l’immediato schieramento dei carri armati intorno al Palazzo presidenziale. Attenti, questo l’avvertimento: la maggior parte dell’esercito è ancora fedele al Presidente.

Ma nel mirino del governo non ci sono soltanto manifestanti e militari “traditori”. Sempre ieri l’emittente Al Jazeera ha denunciato l’irruzione nella sua sede di Sana’a da parte di uomini armati che hanno rubato diverse apparecchiature tecniche. La ritorsione, anche in questo caso, è stata un’escalation di minacce. Nei giorni scorsi Ahmad al Shalafi, uno dei corrispondenti della televisione araba, aveva ricevuto minacce di ritorsione sui propri figli per aver scritto di una rivolta in un carcere. “Sono saldo al mio posto”, continua a ripetere Saleh. Ma è evidente che le ultime mosse del regime tradiscono la consapevolezza che la rivolta si sta allargando ogni giorno di più. Venerdì ci sarà nella capitale l’ennesima manifestazione dell’opposizione, che riunirà i manifestanti in un corteo che si concluderà proprio davanti al Palazzo presidenziale: “Ci saranno centinaia di migliaia di persone. Arriveremo dove sei tu e ti manderemo via”, dice rivolgendosi a Saleh il portavoce dell’opposizione Mohamed Qahtan.

Cristiano Marti