A Trapani la guerra uccide il turismo

Per alcuni è una missione umanitaria, per altri un’operazione internazionale coordinata dalla Nato. Per i trapanesi la partecipazione del nostro Paese ai raid che stanno tentando di neutralizzare i presidi militari del Colonnello si chiama, invece, guerra. Una parola che gli abitanti del posto non faticano a pronunciare e che anzi “rivendicano” con forza, dopo aver riscontrato i vistosi cambiamenti avvenuti nel loro territorio. Primo tra tutti, la chiusura dell’aeroporto civile “Vincenzo Florio”, che ha dovuto cedere le piste alla base militare di Birgi, da cui decollano i Tornado diretti in Libia. Un disastro che ricade inevitabilmente sull‘economia locale, incardinata principalmente sul turismo.

L’aeroporto diventato deserto – Da domenica nessun volo low cost si leva  dalle piste dell’aeroporto civile “Vincenzo Florio” di Trapani. Il motivo va rintracciato nell’adesione italiana alla missione “Odissea all’Alba”, che ha comportato il coinvolgimento di un discreto numero di Tornado italiani che da queste piste spiccano il volo per raggiungere la vicina Libia. Ragione sufficiente a giustificare la sospensione del traffico civile, ma anche a causare un tracollo economico considerevole. “Perdiamo 70 mila euro al giorno, tra mancati introiti e spese – ha spiegato Salvatore Ombra, presidente dell’Airgest che gestisce l’aeroporto civile di Trapani – Ho 150 dipendenti, tra fissi e interinali, e ora li stiamo mettendo tutti in ferie e cassa integrazione. Considerando l’indotto, che significa taxi, autonoleggi, alberghi, ristoranti, attività turistiche, un aeroporto così vale 200 milioni di euro all’anno. Eravamo un esempio di efficienza – ha sottolineato Ombra – siamo diventati un deserto. Che problemidi sicurezza ci possono essere? Vi pare che Gheddafi lanci un missile qui?”.

Trapani come Lampedusa – “Stanno ammazzando un’intera provincia – ha rincarato un taxista rimasto inoperoso – Tutto il mondo adesso pensa che a Trapani c’è la guerra, e i turisti cancellano le prenotazioni. Qui in Sicilia ci stiamo prendendo tutto il peggio dell’intervento: i clandestini a Lampedusa e la crisi economica qui. La Francia invece si beccherà le commesse petrolifere”. E che il clima a Trapani si sia surriscaldato è dimostrato dalla manifestazione che ieri sera un gruppo di lavoratori interinali ha animato davanti ai cancelli della base militare di Birgi: “E’ un disastro” hanno scandito in coro, annunciando per oggi una nuova contestazione insieme a un gruppo di pacifisti.  

Maria Saporito