Libia, Frattini: lavoreremo per il dopo Gheddafi

Come anticipato ieri, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha preferito “snobbare” le Aule del Parlamento, affidando ai ministri Roberto Maroni e Franco Frattini l’incarico di riferire sulla crisi libica. Il responsabile degli Esteri ha rimarcato ieri a  palazzo Madama le ragioni che hanno spinto l’Italia a partecipare alla missione militare e informato i senatori sull’esistenza di rapporti già intrecciati con il governo provvisorio di Bengasi. “Perché – ha tagliato corto Frattini – è poco realistico che alla fine Gheddafi prevalga”.

Frattini: in Libia per difendere i civili – In assenza del presidente del Consiglio, è toccato ai ministri Roberto Maroni e Franco Frattini l’ingrato compito di riferire in Parlamento sulla delicata crisi libica. Il titolare della Farnesina ha ieri fornito ai senatori (convocati nel pomeriggio) tutte le informazioni relative all’adesione italiana alla missione militare, prospettando anche l’intenzione di sostenere il governo provvisorio di Bengasi. “Per i sentimenti di amicizia che legano l’Italia al popolo libico – ha esordito Frattini – avevamo lavorato e volevamo una soluzione pacifica alla crisi libica. Non si tratta di fare la guerra, ma di impedire la guerra e l’uccisione di civili. Abbiamo condiviso con il Parlamento l’intenzione di partecipare alla missione – ha precisato il Ministro – in attuazione della Risoluzione 1973 dell’Onu e abbiamo assicurato la partecipazione a pieno titolo alle operazioni. L’Italia sta dando e darà il proprio contributo all’attuazione della Risoluzione, nel puntuale rispetto dei limiti da essa definiti”. E sulle polemiche degli ultimi giorni, incardinate sul presunto protagonismo dei francesi nel coordinamento delle operazioni: “Bisogna arrivare ad un comando unificato Nato – ha spiegato il Ministro – perché l’Italia non vuole e deve evitare il rischio di essere corresponsabile di azioni non volute in Libia da parte di altri Paesi”.

La Libia dopo Gheddafi – Quanto alle previsioni sul futuro del Paese nordafricano, il responsabile degli Esteri ha confermato che l’Italia ha reciso “il cordone” con il Colonnello, annunciando l’avvio di trattative con gli insorti di Bengasi: “Abbiamo congelato come Italia beni riconducibili al regime di Gheddafi per un valore di 6-7 miliardi di euro – ha detto Frattini ai senatori – e anche per questo è poco realistico che alla fine Gheddafi prevalga. La pre-condizione perché la crisi libica si risolva positivamente è l’abbandono del potere da parte del colonnello Gheddafi. L’Italia ha un contatto diretto e costante con il governo provvisorio libico a Bengasi, dove – ha precisato il titolare della Farnesina – ha riaperto il consolato italiano. L’obiettivo è quello della riconciliazione: lavoreremo senza paternalismi – ha concluso – per favorire la transizione democratica del Paese”.

Maria Saporito