Siria, le vittime del regime sarebbero un centinaio

Solita guerra di cifre sul reale numero delle vittime della repressione in Siria. Secondo i portavoce dei manifestanti di Daraa, cento chilometri dalla capitale Damasco, le vittime degli scontri tra forze di sicurezza e militanti anti-regime sarebbero oltre un centinaio. La tv Al-Arabiya, citando fonti mediche siriane, sostiene che “sono rimaste uccise 25 persone”, mentre il Centro Diritti Umani in Siria parla di 36 vittime. Il maggior numero di morti sarebbe dovuto all’attacco scagliato dalle forze anti-sommossa durante i funerali delle vittime dei primi scontri. Una folla sterminata di ventimila persone avrebbe partecipato alle esequie gridando slogan anti-regime come “Con il nostro cuore e il nostro sangue, ci sacrificheremo per te, martire”. In questo frangente, riferisce il quotidiano arabo Asharq al Awsat, “le truppe anti-sommossa siriane hanno sparato cartucce di gas che colpiscono il sistema nervoso e paralizzano il corpo”. Il video della carica delle forze di sicurezza, in cui si sentono distintamente dei colpi di arma da fuoco mentre la folla è in marcia, è stata pubblicato anche dal sito della tv Al-Jazeera. Nonostante la repressione, gli attivisti pro-democrazia scenderanno in piazza anche domani in quello che è stato ribattezzato il “Venerdì della dignità”. Come nelle altre proteste del mondo musulmano, anche questa volta è la Rete a fare da collante. La repressione intanto si è estesa in tutto il Paese. Alcune organizzazioni in difesa dei diritti umani parlano di “una lista di 93 persone, compresi alcuni minorenni e cinque donne, arrestate tra l’8 e il 23 marzo a Damasco, Aleppo, Banias, Daraa, Duma, Hama, Homs, Latakia, Maarrat an Naaman e Malkiya, tutte detenute in località sconosciute”.  Tra questi anche Mazen Daruiche, membro di Reporters sans frontières. In queste ore di caos il portavoce del presidente Bashar al-Assad ha dichiarato che “nelle prossime ore verrano prese decisioni importantissime per venire incontro alle richieste del popolo”. Mentre il premier siriano Muhammad Naji al Utr ha accusato implicitamente la Giordania di essere dietro alle sommosse.

Claudio Forleo