Il SantoPremier di Marco Galli

Se non vi angustiano i viaggi senza meta, gli incontri con gente inaspettata, insoluta e surreale, se riuscite a non mostrate senso di smarrimento nei confronti di questi eventi, Il Santo Premier di Marco Galli (001 edizioni, cm. 17×24, pp. 144, € 15,00) è il fumetto che fa al caso vostro. Anche se, come dice lo stesso autore in questa videointervista, si tratta di un’opera consigliabile a chiunque ami la letteratura ed il fumetto in generale. Marco Galli è sia scrittore che disegnatore di questa speciale opera che è sì un fumetto, ma che traendo ispirazione da Il Pasto Nudo di William S. Burroughs va a collocarsi (anche stilisticamente, intervallando vignette a parti in prosa) a metà tra un fumetto e un romanzo. Viene raccontata la vicenda di un Uomo Santo (il Santo Premier, per l’appunto) che riunisce per esigenze di fede due delle maggiori religioni monoteiste sotto la stessa egida, creando un meltin-pot esplosivo di culture, il tutto sfruttando la condizione di debolezza delle popolazioni in crisi d’identità. Lungo tutti gli undici capitoli della storia, viviamo la ricerca che effettua il catto-agente Mr. Blue Valentine per trovare il possibile assassino del grande patriarca. L’agente che soffre di allucinazioni visive, sogna proprio l’uccisione dell’Uomo Santo ad opera di uno sconosciuto. I personaggi sono a volte così lontani dall’immaginario comune da non riuscire a pensare la storia come qualcosa di sensato, eppure ad essa corrispondono tutti i crismi del romanzo giallo ai limiti dell’hard-boiled di chandleriana memoria. Per l’appunto, l’agente Blue Valentine ricorda non poco il famoso Philip Marlowe, uno dei più famosi detective della narrativa del Novecento. Il Santo Premier è un fumetto fuori dagli schemi tradizionali della narrativa. Anche a livello stilistico vorrebbe differenziarsi dalla norma, riuscendoci alla grande. Gli acquerelli e le chine, stile che ritroviamo in ogni tavola, completano questo piccolo, ma perfetto esercizio di stile. Il finale così apocalitticamente nucleare è degno del più delirante Alan Moore.

Antonio Lilli