Libia, La Russa: abbiamo evitato una strage

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel discorso che ieri alla Camera ha preceduto le votazioni sulle due risoluzioni libiche, ha tentato di fornire ai deputati un quadro quanto più puntuale della delicata situazione internazionale. “Non c’è entusiasmo per questo intervento militare – ha spiegato – ma solo senso di responsabilità”. E sul compito specificatamente svolto dai Tornado italiani, il ministro ha assicurato che i nostri mezzi non dispongono di bombe dirompenti, ma di sofisticate apparecchiature in grado di neutralizzare i radar del Colonnello. “Senza il nostro intervento – ha tagliato corto La Russa – le vittime civili sarebbero state molte di più”.

Una missione inevitabile – Ignazio La Russa ne è convinto: l’intervento internazionale a sostegno della popolazione libica insorta sortirà presto i suoi effetti e dimostrerà al mondo intero che è stata scongiurata una strage. “Mai prima d’ora – ha osservato il responsabile della Difesa – era passato così breve tempo tra l’adozione della risoluzione dell’Onu e l’intervento; un’accelerazione dovuta all’esigenza di interrompere una vera e propria guerra, in una Libia spaccata in due, con gravi ripercussioni sulla popolazione civile.  La risoluzione che ha legittimato l’intervento è servita: poteva diventare la strage di un popolo, che invece – ha notato La Russa – si è arrestata. Non c’è mai entusiano nel dover fare ricorso alla forza, ma senso di responsabilità. Il dovere di compiere ciò a cui siamo preposti”. E sulle polemiche relative ai tempi dell’intervento: “Per qualcuno è avvenuto troppo presto – ha spiegato il coordinatore del Pdl – per altri troppo tardi. Noi abbiamo scelto i tempi adeguati, intervenendo immediatamente sul piano umanitario. E siamo stati il Paese più impegnato nell’evacuazione di stranieri e italiani; il numero degli stranieri – ha precisato il Ministro – è stato addirittura quattro volte superiore a quello dei nostri connazionali”. E ancora: “Siamo anche consapevoli – ha aggiunto La Russa – che il nostro intervento ci darà una maggiore autorevolezza per chiedere alla comunità internazionale di sobbarcarsi il peso dei profughi. In assenza di un intervento, l’Italia sarebbe stata sola nella gestione ipotetica di migliaia di libici in fuga. Per questo – ha scandito – dico che come governo e come Parlamento ci siamo mossi nella maniera, per me, più adeguata”.

I caccia che non bombardano – Ma quali sono i mezzi italiani impegnati nell'”Odissea” libica? “A disposizione della coalizione in Libia – ha riferito il responsabile della Difesa – ci sono quattro Tornado Ecr e quattro caccia F-16 di scorta. Non ci sono i Tornado che dispongono di bombe dirompenti, mentre ci sono quelli in grado di oscurare, colpire, rendere inservibili i radar nemici e quindi neutralizzare la contraerea. I nostri mezzi – ha continuato La Russa – hanno compiuto 10 missioni e 32 sortite. Durante le operazioni dei Tornado italiani non sono state rilevate emissioni radar della difesa aerea libica e dunque – ha concluso – non è stato necessario un intervento attivo dei sistemi d’arma di bordo”.

Maria Saporito