Libia, ora tutti vogliono mediare. Gli insorti:”Non esiste”

Mentro si fanno i primi bilanci della guerra civile, le forze internazionali imboccano la strada della mediazione e della politica per risolvere il conflitto libico. Secondo quanto riferito dalla tv satelittare Al-Jazeera, le vittime dall’inizio della rivolta (17 febbraio) sarebbero comprese fra le ottomila e le diecimila. L’emittente cita come fonte il portavoce degli insorti di Bengasi, Mustafa Geriani, secondo il quale la cifra è solo una stima, e il numero ufficiale potrebbe essere sensibilmente più alto.  Intanto dal presidente francese Nicolas Sarkozy, il più attivo nello spingere la coalizione a bombardare Tripoli, sembra arrivare una svolta: ”Martedì al vertice di Londra – ha spiegato  – con Cameron avanzeremo una proposta comune per scadenzare le prossime tappe dell’azione in Libia. Presenteremo un’iniziativa franco-britannica. Le missioni della Nato avverranno sulla base di obiettivi proposti da un coordinamento politico a più alto livello”. Tra le righe, la dichiarazione di Sarkozy appare come un’apertura nei confronti di chi non ha appoggiato l’intervento Nato. Parlare di “coordinamento politico” pare anticipare la decisione di fare un  passo indietro, almeno sui bombardamenti. Se questo significherà trattare con Gheddafi è troppo presto per dirlo. Le parole del capo dell’Eliseo sono in linea con quanto sostenuto poco prima da Guido Westerwelle, ministro degli Esteri tedesco: “Ciò di cui abbiamo bisogno è un processo politico, che adesso deve essere preparato”. Westerwelle ha poi rilanciato la proposta del cancelliere Angela Merkel a proposito di un embargo totale sul petrolio libico. A spingere per un “compromesso” tra ribelli e regime è anche l’Unione Africana, attualmente impegnata in un vertice ad Addis Abeba.  L’organismo ha deciso di farsi portavoce di una proposta di “dialogo tra regime e ribelli e arrivare ad elezioni democratiche”. Ipotesi che era già stata paventata nei giorni scorsi, quando si disse che Tripoli aveva provato a mediare con gli insorti. Ma, a stretto giro di posta, arriva il secco no dei ribelli, pronunciato per bocca di Hafiz Al Ghogha, portavoce del Consiglio transitorio libico. Ghogha, che sente odore di trappola, non si fida del colonnello, che ha già violato cinque cessate il fuoco in pochi giorni: ”Non esiste nulla di simile, non crediamo al doppio gioco di Gheddafi che finora ci ha mandato solo armi e distruzione. Lo abbiamo già avvertito che non accetteremo nessun negoziato con lui. Non credo che questa gente arrivi con un ramoscello d’ulivo, ma sicuramente con armi e bombe perchè conosciamo bene Gheddafi e le sue strategie. Non li lasceremo entrare a Bengasi”.

Claudio Forleo