Il delirio di Sallusti: Al Sud mafia protetta dai cittadini

Milano – La mafia in Lombardia c’è ma non si vede, un po’ come la nebbia. Pensieri di Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi. Al sud, invece, spesso «quando arresta­no i mafiosi, i vicini di casa  in­sultano e minacciano i poliziotti». E’ stato questo il modo con cui il direttore del giornale milanese è intervenuto nella polemica iniziata ieri tra Nichi Vendola, governatore della Puglia, e Roberto Formigoni, pidiellino a capo della regione Lombardia. Il primo aveva attaccato l’ipocrisia del nord dove si pensa che la criminalità organizzata non sia di casa, mentre invece farebbe riunioni «nelle sale di alcuni ospedali milanesi», il secondo aveva risposto con tanto di insulti: «Vendola è un miserabile, sarà stato sotto l’effetto di qualche sostanza».

Sallusti: I settentrionali ripudiano la mafia, quelli del Sud… – Leggendo l’editoriale odierno pubblicato da Il Giornale, scritto nientepopodimeno che dal suo direttore, si fa fatica a non chiedersi se ci si trovi davanti al volantino pubblicato da qualche ultras, razzista più che campanilista, in una curva di un qualsiasi stadio italiano. Le parole utilizzate da Alessandro Sallusti per rispondere alle accuse lanciate ieri dal leader di Sel, Nichi Vendola, attingono a piene mani ai pregiudizi riciclati di chi vede i cittadini delle regioni meridionali agghindati di coppola e lupara, pronti a strizzare l’occhio al boss di quartiere e a rispondere “Io nenti sacciu” a qualsivoglia domanda. Sallusti ha scritto: «Di mafia in Lombardia ce ne è troppa. […] Il fatto è che a Milano, a differenza di quanto av­viene al Sud, non attacca. Non nel tes­suto sociale, non nelle isti­tuzioni. […] Cer­to, padrini e picciotti sali­ti dal meri­dione fanno danni, ecco­me. Ma per tutti sono il nemico».
Il manifesto sallustiano continua con un raro esempio di ignoranza: «In Lombar­dia i mafiosi non godono di reti di protezione tra i cit­tadini, quando li arresta­no i vicini di casa applau­dono i poliziotti, non li in­sultano e minacciano co­me spesso accade al Sud. In Lombardia la mafia la si combatte tutti in modo semplice: andando a lavo­rare ogni mattina, portan­do i risparmi in banca e non altrove, chiamando le istituzioni e non altri quan­do si ha un problema».
Chissà se al tetro Sallusti è mai passato per la mente come la stragrande maggioranza dei cittadini del sud lavori onestamente, non vada a fare bisboccia con i mafiosi, cerchi di mantenere la schiena dritta nonostante le condizioni di vita non siano paragonabili a quelle della sua integerrima Lombardia. Chissà se tutti i ragazzi di Addiopizzo, di Libera, di Ammazzatecitutti, si sentiranno onorati dalle parole del direttore de Il Giornale.
Su una cosa, però, bisogna ammettere che Sallusti ha ragione: la mafia al nord c’è e non si vede. Già a metà anni settanta un mafioso patentato frequentava Arcore, in veste di fantomatico stalliere, si chiamava Vittorio Mangano e il povero Silvio Berlusconi pare che non riuscì mai ad accorgersi di avere un boss in casa.
Mimetismo, si chiama e anche Sallusti dovrebbe impararlo.

Simone Olivelli