“Il Rifugio” di S.A. Bodeen: come difendersi dalla sopravvivenza?

Un guerra nucleare, un rifugio, un’intera famiglia costretta alla totale esclusione da un mondo distrutto. Cosa succede quando una vita costruita per la salvezza diventa la vera cosa cosa da cui difendersi? È questo le scenario in cui si svolge e si sviluppa la vicenda de Il Rifugio (Fanucci Editore, 224 pp. € 16,00), il romanzo dell’americana S.A. Bodeen che sa pizzicare con astuzia le corde della suspense, costruendo una “trama claustrofobica” (Bookilist) che tiene il lettore incollato alle pagine. Viene raccontata la storia della famiglia di Rex Yanakakis, miliardario americano titolare di un’azienda informatica che a seguito dello scoppio di una guerra nucleare riesce a sopravvivere assieme alla moglie e ai tre figli in uno speciale rifugio preventivamente costruito. La voce narrante è quella di Eli, quindicenne cupo e introverso, fortemente segnato dalla perdita del fratello gemello Eddy e della nonna, entrambi rimasti fuori dal rifugio. La vita artificiale, la routine meccanica e la recita che i membri della famiglia sono costretti a portare avanti fingendo di trovarsi in una situazione normale entrano man mano in crisi, a partire dal graduale diminuire delle scorte di cibo e da diversi problemi tecnici del rifugio che fanno nascere in Eli e nelle sorelle Terese e Lexie il sospetto che il piano organizzato dal padre per farli sopravvivere quindici anni in quel mondo sotterraneo contenga delle ambiguità e dei segreti inconfessabili. Il romanzo comincia così a muoversi come un lento illuminarsi degli angoli più bui, un inarrestabile processo di verità che arriverà a scardinare nel profondo un sistema che sembrava infallibile.

La Bodeen riesce a gestire con maestria lo svelarsi dei misteri e di tutte le contraddizioni del rifugio, dando luogo ad una lettura scorrevole, asciutta quanto basta per spingere il lettore a procedere nello smascheramento graduale della trama. La tematica del conflitto nucleare, poi, riesce per forza di cose a stimolare l’interesse vivido di chi segue la vicenda, collegandosi con scioccante puntualità a fatti di recentissima attualità. Quella che può essere individuata come la “pecca” dell’opera è la sua improvvisa accelerazione, che di fatto scandisce lo svolgimento del romanzo in due parti distinte. I momenti principali per indirizzare la trama verso il suo sviluppo finale vengono infatti a succedersi con velocità a tratti confusionale, che dà una spiacevole sensazione di non-approfondito in cui la credibilità e la lucidità che contraddistinguono la prima parte della storia vengono messe fortemente in discussione. Nel complesso Il Rifugio è un romanzo gradevole, che si fa leggere con fluidità ed evita particolari sospensioni, escludendo così totalmente la presenza di tempi morti. Il continuo movimento è dunque il pregio dell’opera, che allo stesso tempo diventa il suo malus nel momento in cui si sfocia in un’inarrestabile corsa di cui è complicato reggere il ritmo.

Andrea Camillo