Parmalat, Lactalis risponde ai pm: abbiamo agito correttamente

Lactalis risponde a distanza all’inchiesta aperta venerdì 25 marzo dalla Procura di Milano contro ignoti sulle procedure che hanno portato la società a detenere il 29% di Parmalt: “Lactalis ha sempre agito correttamente e aspetta con calma gli sviluppi in materia”  L’inchiesta, condotta dal procuratore Eugenio Fusco, punta a far luce su eventuali movimenti anomali sul titolo del gruppo di Collecchio, cresciuto del 6% da inizio mese con un picco a +25%. Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe il reato di aggiottaggio. Enrico Bondi, amministratore delegato di Parmalat, è stato ascoltato ieri venerdì 25 marzo come teste nell’ambito dello stesso fascicolo.

La scalata di Lactalis. Lactalis, il 17 marzo,  ha comunicato di avere l’11,4% di Parmalat e giusto una settimana prima, il 10 marzo, aveva formalizzato il contratto di equity swap con  Societè Generale, mentre un altro contratto simile era stato siglato anche con Credit Agricole. Il 15 marzo i francesi sono arrivati poi a detenere il 3% del pacchetto azionario, il giorno dopo il 5% fino ad arrivare al 13,96% lo scorso 22 marzo.
Nella stessa data ha comunicato di aver raggiunto un accordo a sorpresa con i fondi Zenit Asset Management, Skagen e Mackenzie Financial Corporation per l’acquisizione della loro quota, il 15,3%, in Parmalat arrivando così a detenere una partecipazione nel gruppo italiano pari al 29%, appena un punto al di sotto di quel 30% che farebbe scattare l’Offerta pubblica di acquisto obbligatoria.
L’accordo raggiunto con i tre fondi, ancora, ammonterebbe a 1,1 miliardi di dollari. Il giorno dopo, il 23 marzo, il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà ha detto di aver chiesto chiarimenti a Parmalat e a Lactalis per capire se e come cambia il controllo del gruppo alimentare italiano in seguito alle operazioni.

La difesa dell’italianità. Sempre ieri, il Governo, intanto, ha approvato un decreto “anti scalate straniere” con l’intento di far slittare dal 14 aprile a fine giugno l’assemblea di Parmalat, dando così più tempo a un eventuale cordata italiana per organizzare una contro mossa.
GranaroloFerrero, con le garanzie finanziarie di Intesa Sanpaolo, hanno ribadito la loro disponibilità per una cordata e da Il Sole 24 Ore si apprende che il finanziere Giorgio Tamburi, uno dei principali azionisti di Prysmian, avrebbe comunicato all’istituto di credito coinvolto la sua disponibilità ad investire circa 350 milioni di euro nella cordata italiana.

Marco Notari