Romano: Mai preso un caffè con Ciancimino

Il neo ministro all’Agricoltura, Saverio Romano, ostenta sicurezza. Intervistato da La Repubblica, l’ex democristiano riferisce di non temere assolutamente le accuse ipotizzate contro di lui e di non aver mai stretto rapporti con l’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. “Si tratta di una riesumazione delle indagini“, osserva anzi un po’ stizzito il nuovo responsabile dell’Agricoltura, che si dice smanioso di chiarire al più presto la vicenda. “In attesa che ciò avvenga – ha dichiarato – sarò un ministro del Sud che ha a cuore l’accorciamento delle distanze fra Nord e Sud”.

Neanche un caffè con Ciancimino – L’amicizia personale con Totò Cuffaro? Le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che lo definisce organico a una nota famiglia mafiosa della Sicilia? Per il nuovo ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, sono solo speculazioni formulate da chi non ha gradito la sua “ascesa” politica e tenta adesso di gettare fango sul suo cursus honorum. Interpellato dalla Repubblica sulla possibilità che i magistrati richiedano alla Camera l’autorizzazione ad utilizzare alcune intercettazioni che lo riguarderebbero: “Non ho nulla da nascondere – ha tagliato corto il Ministro – che siano pure utilizzate quelle intercettazioni, se esistono davvero”. Ed esclude categoricamente ogni relazione con l’ex sindaco di Palermo, condannato per mafia, Vito Ciancimino: “Non ho mai preso un caffè con lui – ha spiegato il leader dei Pid – avrò scambiato buongiorno e buonasera all’aeroporto. Non può proprio esistere alcuna intercettazione con lui e se mi dicono il contrario, sarò contento di ascoltarla”. Diverso il discorso che riguarda Gianni Lapis, indicato dai magistrati come il prestanome di Don Vito: “Fino a qualche anno fa – ha ripreso Romano – era per tutti solo uno stimato avvocato tributarista e un docente universitario. Lapis è stato soprattutto consulente dell’Ircac (Istituto regionale per il credito alla cooperazione, ndr), di cui ero presidente. Non sapevo che avesse altri interessi al di fuori di quelli del suo studio. Quando sono diventato deputato – ha continuato il Ministro – mi avrà cercato una volta al telefono per parlare, credo, di riforma fiscale”.

Le indagini riesumate – E che le indagini siano ripartite con sospetta puntualità è una convinzione che l’ex Udc non fatica a consegnare al giornalista: “Il procuratore nazionale Piero Grasso, il procuratore di Reggio Giuseppe Pignatone e il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari – ha ricordato – nel 2004 non ritennero di ravvisare alcun episodio di rilevanza penale che mi riguardasse. Chi è arrivato dopo mi ha notificato un avviso di garanzia dieci giorni dopo la mia elezione al Parlamento europeo. Dopo due anni – ha continuato Romano – il codice dice che i magistrati dovrebbero chiudere l’indagine. E invece, dopo la mia nomina a ministro, leggo che si discuterebbe di chiedere alla Camera l’autorizzazione per le intercettazioni. Non ci credo, ma se così fosse – ha sottolineato il Ministro – più che un’accelerazione dell’indagine, mi sembra una riesumazione“. Per quanto – ha subito aggiunto – è giusto che si faccia chiarezza: “Sono un uomo delle istituzioni – ha scandito – e rispetto le istituzioni. Mi spiace davvero per il malinteso che ci può essere stato con il Quirinale. Faccio mio l’auspicio del presidente della Repubblica, che la vicenda venga chiarita in tempi celeri. Nell’attesa sarò un ministro del Sud che ha a cuore l’accorciamento delle distanze fra Nord e Sud. La lotta alla mafia – ha concluso Romano – si fa con i fatti”.

Maria Saporito