Libia: Frattini guarda alla Germania, pronto un piano sulla missione

Dopo i difficili accordi trovati in ambito europeo sulla missione libica, e dopo il gelo tra Francia e Italia, Frattini guarda alla Germania, paese che fin dall’inizio della missione aveva espresso preoccupazione per le sorti della Libia. “Lavoriamo per farla rientrare e tenere insieme l’Ue. Non condividiamo la scelta della Coalizione dei volenterosi: non è accettabile l’idea di una cabina di regia limitata a Parigi e Londra. Il presupposto del nostro piano è la necessità di giungere a una Road map per definire le tappe di una transizione che porti dalla crisi alla nuova Libia”, ha detto il nostro Ministro.

L’asse Italia – Germania – Un asse con la Germania per trovare una soluzione diplomatica della crisi libica. Il governo italiano non intendere cedere spazi più ampi all’asse franco-britannica, ma sembra un suo piano e sta lavorando perché possa tradursi in una proposta.
Un punto da presentare alla Merkel e presentare al vertice della coalizione martedì a Londra. “In questi giorni difficili l’Europa forse ha perso dei pezzi noi non vogliamo perdere la Germania e un’evoluzione verso il cessate il fuoco ne renderà più facile il rientro. Noi lavoriamo per percorrere insieme con loro l’ultimo tratto di strada, cerchiamo di tenere insieme l’Europa“. Così Frattini risponde alle domande del quotidiano “La Repubblica”.

La Nato e i rapporti con la Francia – Secondo gli accordi trovati in sede Ue, da domani la Nato assumerà il controllo delle operazioni.
Fino ad oggi, in questa fase iniziale segnata dell’emergenza, sono esistiti tre comandi distinti delle operazioni. Quello italiano e americano a Napoli, un secondo britannico e un terzo francese. Da lunedì, il comando sarà nelle mani di un’organizzazione sovranazionale, la Nato, che si muoverà in base alle direttrici di un comitato militare e politico. Abbiamo fatto valere le nostre buone ragioni. A onor del vero, americani e inglesi si erano detti d’accordo fin dal primo momento“.
Riguardo la difficile situazione venutasi a creare con la Francia: “I rapporti con Parigi restano immutati. Diciamo che non abbiamo condiviso la scelta della coalizione dei volenterosi. Vi abbiamo partecipato in quanto misura urgente e temporanea. Trasformarla in una soluzione permanente non era accettabile“.

I flussi di immigrati e la polemica con Bossi –  Dopo gli ultimi sbarchi il centro di Lampedusa è al collasso, Frattini ha proposto fondi destinati a chi decide di ritornare in patria, mentre Bossi ha minacciati di cacciare via tutti.
Quel che forse al ministro Bossi è sfuggito è che il fondo al quale si attinge per favorire il rimpatrio assistito dei migranti con i circa 1.500 euro a testa, è stato già istituito dall’Ue quando io ero commissario. Al più le somme vengono anticipate dall’Italia. Serve a consentire a ciascun immigrato di avviare un’attività in Tunisia ed evitare che dopo qualche mese torni su un barcone. Ma ricordo che c’è un secondo ordine di intervento, per chi non accetta il rimpatrio assistito, che è quello previsto dalla Bossi-Fini: l’espulsione. L’ammassarsi di profughi ai confini terresti della Libia è per noi segnale di grande preoccupazione. Non possiamo accogliere neanche temporaneamente più dei 50mila di cui ha parlato il ministro Maroni. L’Unione europea ha confermato, per la verità in modo un po’ vago, la propria disponibilità a una “concreta solidarietà”. È bene che ne dia subito prova, cominciando ad elargire subito i fondi per i rimpatri assistiti“.

Matteo Oliviero