Olio di cartamo per un cuore in forma

L’olio di cartamo potrebbe aiutare a prevenire le malattie cardiache. A sostenerlo è uno studio statunitense pubblicato sulla rivista Clinical Nutrition da un gruppo di ricercatori dell’Ohio State University guidati da Martha Belury, docente di nutrizione umana. Basterebbe una piccola dose di olio di cartamo – una pianta simile alla zafferano – pari a poco meno di due cucchiaini al giorno per 16 settimane, per tenere a bada i problemi cardiaci. Gazie al suo contenuto di acido linoleico riesce a migliorare i livelli di colesterolo buono nella circolazione sanguigna, a ridurre e/o a stabilizzare la quantità di zuccheri e di insulina, ed è molto utile nelle pazienti, obese e in postmenopausa, affette da diabete di tipo 2, per gestire al meglio gli stati infiammatori.

Lo studio. Il risultato riferito dalla Belury è stato quello di aver visto ridurre il grasso addominale delle donne sottoposte allo studio solo dopo 16 settimane di assunzione giornaliera dell’olio di cartamo. L’acido linoleico contenuto nell’olio di cartamo è un grasso essenziale che appartiene alla famiglia degli omega 6 e, anche se ancora i meccanismi di azione non sono stati identificati, per i ricercatori il benefici prodotti sono convincenti. Questo tipo di olio è da aggiungere temporaneamente alla dieta e non da sostituire all’olio normalmente utilizzato in cucina. I risultati della ricerca confermano quelli di uno studio antecedente realizzato dallo stesso gruppo, che aveva posto l’attenzione sugli effetti dell’olio di cartamo sul grasso addominale delle stesse donne che hanno poi preso parte al secondo studio, riscontrando in quel caso un’azione di riduzione importante: “le donne dello studio non hanno sostituito il normale olio presente nella loro dieta con l’olio di cartamo: lo hanno aggiunto. Sembra che alcune persone – in particolare le donne obese e con diabete – abbiano bisogno di quantità maggiori di questo tipo di grassi buoni – ha concluso la dott.ssa Belury – I benefici per la salute sembrano convincenti ma penso che ci sia posto anche per gli acidi grassi polinsaturi omega 3. Pensiamo che possano agire attraverso un meccanismo non ancora identificato”.

Adriana Ruggeri