Gemelline, Irina Lucidi su Facebook: Non mollerò, per me sono vive

Gemelline scomparse – Dopo la lettera scritta dal nonno materno di Alessia e Livia, le gemelline svizzere scomparse due mesi fa, stasera è stata la volta della mamma, Irina Lucidi, che con un messaggio pubblicato sul gruppo Facebook Missing Alessia & Livia ha reso noto il proprio pensiero in merito alla polemica che da alcuni giorni è divampata tra la polizia svizzera, nella figura del procuratore del cantone di Vaud, e la famiglia della donna. A destare clamore sono state le dichiarazioni degli inquirenti che hanno sottolineato come con il passare dei giorni le possibilità di ritenere che le bambine non siano state uccise dal loro padre, Matthias Schepp, suicidatosi poi il 3 febbraio scorso a Cerignola, diventino sempre più basse. A far gridare allo scandalo anche il riferimento sui costi economici dell’inchiesta.

Irina Lucidi: Non mi rassegnerò, per me sono vive – Il messaggio che stasera è stato pubblicato sulla bacheca del gruppo creato sul più diffuso social network è stato accolto con molta partecipazione da parte delle migliaia di utenti che da otto settimane seguono con apprensione l’evolversi della vicenda. Questo il contenuto della lettera scritta dalla mamma delle gemelline: «Cari amici della comunità di Facebook, almeno per una volta desiderio uscire dal mio silenzio per poter trasmettere pubblicamente, su questa pagina, il mio pensiero su certe assurde dichiarazioni di cui sono venuta a conoscenza venerdì a mezzo stampa. Vorrei innanzitutto sottolineare che il fatto di aver messo sullo stesso piano il costo delle ricerche e la vita di Alessia e Livia mi ha ferito profondamente. Temo inoltre che queste dichiarazioni, come quella in cui si sostiene che un giorno o l’altro le ricerche dovranno pur essere interrotte, siano mirate a prepararci a un‘imminente chiusura dell’inchiesta. Che il procuratore spinga sull’ipotesi dell’assassinio – la più plausibile, purtroppo – è ugualmente sconvolgente nella misura in cui tale ipotesi, così come le altre, non è sostenuta da alcun nuovo elemento di indagine.

Questa ipotesi, nell’ottica della polizia, sarebbe ovviamente la meno costosa, sia in termini di energie che in termini economici. Ma non contate certo su di me per mollare, o per accontentarmi di aggrapparmi alla sola preghiera per ritrovarle. So bene che un’inchiesta non può prolungarsi all’infinito, ma se mai dovessimo decidere di chiuderla, sarà solo ed esclusivamente quando saremo convinti di aver fatto tutto il possibile per ritrovare Alessia e Livia, e questo, oggi, certamente non possiamo dirlo! Come è quindi possibile sostenere che Alessia e Livia non saranno mai ritrovate? E’ una cosa che potrò, forse, accettare tra vent’anni, non certo adesso! Io non mollerò. Io non mollo perché voglio ritrovare le mie bambine. E ritrovarle è il mestiere della polizia. E’ il loro compito e il loro dovere. Anche se i giorni passano ed è sempre più difficile mantenere la speranza, qualcosa in me mi dice che sono ancora vive.

Tutto è strano nella loro scomparsa. In questo assurdo rompicapo, ogni elemento d’inchiesta ne esclude altri, più o meno plausibili. Anche se può sembrare improbabile, Alessia e Livia potrebbero essere in Europa, come in qualsiasi altro posto del mondo, magari affidate a qualcuno. Come ho già detto più volte, la polizia ha trovato il testamento di Matthias la domenica sera, dopodiché ha perquisito fino alle 5 del mattino le barche  a vela che Matthias ha usato spesso per navigare sul lago Lemano, ma già il mattino successivo ha abbandonato le ricerche. Sono stata io a telefonare ai suoi amici, alla sua famiglia, alla sua banca e alle compagnie telefoniche. Ero sempre io quella che è saltata in macchina, insieme a un vicino, per correre a Marsiglia appena ho ricevuto la cartolina spedita da Matthias proprio da quella città. Devo dire che, da quel giorno in poi, la polizia francese si è dimostrata molto più reattiva di quella svizzera, probabilmente per via di una maggior esperienza in fatto di sparizione di minori. All’inizio di questa terribile storia, fu un poliziotto svizzero a dirmi che non mi dovevo preoccupare, perché mio marito era svizzero e quindi me le avrebbe riportate…

Infine, cari amici della comunità, sappiate che l’amore della mia famiglia, di chi mi è vicino e il vostro mi fanno un gran bene e mi sostengono enormemente. Al vostro amore si somma il sostegno di SwissMissing che, grazie alla sua esperienza e al suo lavoro, è riuscita a stabilire un forte legame con le polizie coinvolte in questa terribile vicenda. Sono toccata dalla loro partecipazione, poiché è sincera e mi permette di mantenere viva la speranza. Queste persone continuano a parlare di Alessia e Livia come di due bambine ancora vive. E anche questo mi fa bene».

Simone Olivelli