Maroni: La guerra in Libia è un pantano pericoloso

La guerra in Libia secondo il ministro Maroni? Un errore. Di più: un pantano da cui uscire velocemente. Il titolare del Viminale, intervistato questa mattina da Il Corriere della Sera, ha scattato la sua preoccupata istantanea sulla crisi libica e sull’emergenza a Lampedusa. Il continuo sbarco di tunisini nell’isola, nonostante gli accordi stretti con le autorità africane, spingono il leghista a ipotizzare che presto si potrebbe ricorrere ai “rimpatri forzosi“, mentre per i troppi clandestini stipati a Lampedusa è previsto l’allestimento di tende dove saranno disbrigate le prime procedure di identificazione. Strutture da distribuire nell’intero territorio nazionale, in siti individuati in aree militari dismesse. E dell’atteggiamento ostentato da alcune Regioni che tradiscono scarsa disponibilità ad accogliere i profughi: “Ci sono rimasto male – ha dichiarato Maroni – in casi di difficoltà saremo costretti ad agire d’imperio“.

Emergenza Tunisia – Sono giornate difficili per il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Il continuo sbarco nell’isola di Lampedusa di migranti provenienti dalla “polveriera” maghrebina ha determinato il collasso dell’isola e la “rivolta” di residenti, stranieri e amministratori locali che rimproverano al governo l’incapacità di gestire l’emergenza. Insieme a Franco Frattini, il ministro leghista ha raggiunto la Tunisia per definire con le autorità locali una strategia tesa a contenere l'”emorragia” dei migranti in fuga, ma nonostante gli accordi presi, sembra che qualcosa non funzioni. “La Tunisia aveva promesso un impegno immediato per fermare i flussi migratori – ha esordito Maroni intervistato da Il Corriere della Sera – ma le barche continuano ad arrivare. Se non ci sarà un segnale concreto entro i prossimi giorni, procederemo con i rimpatri forzosi. I somali e gli eritrei non possono essere rimpatriati perché scappano dalla guerra e – ha spiegato il Ministro – hanno diritto alla protezione internazionale, ma questo non può valere per i tunisini”. Da qui l’idea di ricorrere alle “maniere forti”: “Io confido che il governo tunisino faccia quello che ha annunciato – ha rimarcato l’esponente del Carroccio – però se non ci sarà un intervento vero per fermare le partenze chiederò al governo di attuare la proposta di Bossi e di procedere ai rimpatri forzosi. Siamo attrezzati per farlo. Li mettiamo sulle navi – ha tagliato corto Maroni – e li riportiamo a casa“.

I clandestini di Lampedusa – E quale sorte attende i tantissimi disperati giunti a Lampedusa come “clandestini“? “Vorrei ricordare – ha ripreso il titolare del Viminale – che sull’isola non ci è stato consentito di allestire una tendopoli. In ogni caso abbiamo individuato alcune aree dove allestiremo campi temporanei per l’identificazione e l‘espulsione che potranno ospitare fino a 500 persone ciascuno. Si tratta di tende e moduli abitativi gestiti dal Viminale – ha spiegato Maroni – perché destinati a chi è clandestino e deve essere tenuto sotto controllo prima di essere rimandato a casa. Sono siti individuati un po’ ovunque dal ministero della Difesa in aree militari dismesse. Stiamo valutando attentamente i siti con le Prefetture perché, a differenza dei profughi – ha insistito il leghista – queste persone non hanno diritto a rimanere in Italia e quindi contiamo di esaurire le procedure nel più breve tempo possibile e poi rimpatriarli”.

Le resistenze delle Regioni – Diversa la situazione ipotizzata per i profughi, che secondo il ministro dell’Interno, dovranno trovare accoglienza nei centri individuati su tutto il territorio nazionale. “Sono rimasto male impressionato – ha ammesso Maroni – per l’atteggiamento di alcuni amministratori locali che ufficialmente mostrano buona volontà e poi sottobanco cercano motivi per evitare di essere coinvolti. Lo ripeto: l’unica regione esclusa sarà l’Abruzzo. Altrove si procederà secondo il piano che ho sottoposto alle Regioni, che prevede un tetto massimo di 1.000 profughi ogni milione di abitanti. Se ci saranno rifiuti, allora saremo noi a individuare le aree. Io sono un fautore della condivisione di queste scelte impegnative – ha precisato il responsabile dell’Interno – ma se questo non è possibile, saremo costretti ad agire d’imperio“. E sulla partecipazione dell’Italia alla guerra in Libia: “Sin dall’inizio la Lega era contraria – ha ricordato Maroni – e avevamo chiesto di comportarci come la Germania. È stato un errore e mi sembra che la soluzione di Frattini  (che propone un asse con la Germania, ndr) sia l’unica possibile se si vuole uscire da un pantano che può rivelarsi molto pericoloso. Secondo le ultime informazioni Gheddafi è riuscito a portare dalla sua parte anche la tribù che gli era più ostile, quella dei beduini. Forse chi ha voluto questi raid – ha concluso il Ministro – non ha analizzato le capacità finanziarie illimitate del Raìs, non ha saputo valutare la sua forza”.

Maria Saporito