Yemen, esplode una fabbrica d’armi. 110 morti e 90 feriti

Oscuro attentato quello messo a segno stamane nel sud dello Yemen, nella località di Batige vicino Jaar, provincia di Abyane. E’ esplosa una fabbrica di munizioni che avrebbe provocato, stando alle ultime notizie, 110 morti e almeno 90 feriti. L’attentato è stato messo in atto in una regione dove sono attivi miliziani legati ai fondamentalisti islamici di Al-Qaeda, e dove sarebbe particolarmente cruenta l’opposizione al regime di Sanaa guidato dal presidente Ali Abdullah Saleh.  Proprio alcune ore prima dell’attentato, lo sceicco Sadiq al-Ahmar, capo del partito islamico al-Islah, considerata la principale formazione di opposizione dello Yemen, aveva dichiarato: “Il regime yemenita sta pensando all’esecuzione di omicidi eccellenti come soluzione per uscire dalla crisi in corso”. Secondo quanto riferito dalle autorità locali tra le vittime dell’esplosione ci sarebbero “molti oppositori del regime ed estremisti islamici che stavano portando via esplosivi”. Ieri la fabbrica era passata sotto il diretto controllo di queste milizie, che avevano conquistato anche una radio ed una foresteria delle autorità locali. Sempre domenica i miliziani sarebbero stati impegnati per tutta la giornata in scontri a fuoco con l’esercito yemenita, e avrebbero conquistato la città di Jaar e alcuni villaggi della provincia . Ed è proprio questo a non essere chiaro nella vicenda. Che motivi aveva Al-Qaeda di far saltare in aria una preziosa fabbrica di munizioni di cui aveva, tra le altre cose, appena preso il controllo? Le voci sono diverse e incontrollate. Secondo un membro del consiglio di Khanfar, località nella quale si trova Batige, “le vittime sono civili entrati stamani nella fabbrica per tentare di recuperare armi e munizioni”. Una seconda ricostruzione sostiene che i miliziani di Al-Qaeda, dopo aver preso il controllo della fabbrica, avrebbero rubato “quattro casse di munizioni e sarebbero scappati via”. Sempre secondo questa ricostruzione ora la città sarebbe nell’anarchia più totale, con zone governate da varie milizie tribali che “pattuglierebbero la zona a bordo di veicoli blindati sottratti all’esercito”.

Claudio Forleo