Libia, Gheddafi: Unione Africana deve decidere, non gli stranieri

Libia – Il colonnello libico, Muammar Gheddafi, ha dichiarato di essere disposto ad accettare qualsiasi decisione sulla crisi politica e sociale che da settimane infiamma il paese nordafricano, solo a condizione che a pronunciarsi sia l’Unione Africana e non quelle nazioni che, comportandosi da novelli Hitler, da più di dieci giorni stanno attuando un attacco militare illegittimo. Nel frattempo, mentre proseguono gli attacchi aerei nelle zone presidiate dalle truppe fedeli al leader, sembra palesarsi la possibilità di concedere a Gheddafi l’esilio e l’immunità a patto di un’immediata arresa. Dagli Stati Uniti, intanto, Obama parla alla nazione: «Siamo differenti, non possiamo chiudere un occhio davanti a certe atrocità». Ma poi chiarisce che non bisognerà ripetere gli errori commessi in Iraq.

Gheddafi: Solo l’Ua può decidere – Il colonnello che da quarant’anni governa la Libia sembra avere aperto una porta all’ipotesi di una soluzione diplomatica per la situazione interna al Paese. Ma nel pensiero di Gheddafi, che comunque già altre volte si è lasciato andare a promesse a cui quasi mai sono conseguiti i fatti, un punto fermo c’è: l’intervento militare dei cosiddetti “volenterosi” è un abuso, un’azione barbara tale da ricordare i crimini commessi da Hitler. Per il colonnello solo l’Ua ha diritto a pronunciarsi sulla vicenda: «Lasciate che sia l’Unione africana a gestire la crisi, la Libia accetterà tutto quello che essa deciderà».

Esilio e immunità – Anche se non c’è stato ancora un annuncio ufficiale, da qualche ora si è diffusa la voce secondo cui sarebbe al vaglio la proposta di offrire a Gheddafi l’esilio e l’immunità, in cambio di un’arresa immediata che possa mettere fine alla repressione sanguinosa che il colonnello sta attuando nei confronti di buona parte della popolazione che si è ribellata alla sua dittatura. Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ieri ha dichiarato: «Alcuni paesi africani che potrebbero offrire ospitalità” al colonnello, anche se per ora non ci sono ancora proposte formali». Commenti simili anche da parte di politici stranieri: secondo il quotidiano brittanico The Guardian, gli Stati Uniti sarebbero disposti ad accettare la fuga di Gheddafi anche a condizione di rinunciare all’intervento giuridico da parte della Corte penale internazionale dell’Aia.

Obama: Non ripeteremo gli erro del passato – A parlare da Washington è stato anche il presidente statunitense Barack Obama che, all’interno di un discorso andato in onda sulle principali emittenti televisive, ha detto: «Ignorare la responsabilità dell’America come leader e, più profondamente, le nostre responsabilità verso gli esseri umani, in certe circostanze sarebbe stato un tradimento di quello che siamo». Per Obama «alcune nazioni riescono a chiudere un occhio sulle atrocità negli altri Paesi, gli Stati Uniti d’America sono differenti», anche se bisognerà cambiare rotta rispetto al passato: «Bisogna ammettere che abbiamo intrapreso quella strada in Iraq e per rovesciare il regime ci sono voluti otto anni, migliaia di americani e iracheni morti e quasi 1.000 miliardi di dollari. Non possiamo permetterci di ripetere lo stesso errore in Libia». Anche perché, di atrocità commesse, il governo statunitense ne sa qualcosa.

Simone Olivelli