L’irpef divide l’Italia in due

Dai dati Irpef diramati dal Dipartimento delle Finanze viene fuori una nazione profondamente divisa in due.
Sulla base delle dichiarazioni Irpef del 2009 stilate ai fini delle addizionali comunali e regionali, lo steccato che separa Nord e Sud del paese sembra insormontabile.
Milano guida la classifica dei capoluoghi con un reddito medio di quasi 35 mila euro, seguita da Bergamo e Monza. Subito dopo Roma, dietro la quale Pavia e Padova, rispettivamente al 5° e 6° posto di questa speciale graduatoria.
Chiudono la top ten Treviso, Siena, Bologna e Varese, indietreggiata di tre posizioni con poco più di 28 mila euro di reddito medio.
Speculare la situazione nei capoluoghi del Sud Italia, che occupano interamente la parte basse della graduatoria, e in Sardegna, con le città isolane concentrate a ridosso degli ultimi posti.
Olbia, Iglesias, Carbonia, Tortolì, Lanusei e Tempio Pausania, sono posizionate, infatti, tra la 110esima e la 115esima piazza, mentre non si ravvisano novità nelle ultimissime posizioni, dove troviamo Barletta, Sanluri, Andria e Villacidro, fanalino di coda al 119° posto con 17.011 euro.

Colpisce, in particolare, che tra gli ultimi 10 posti figurino gran parte delle nuove provincie italiane.

Passando ai comuni non capoluoghi, è Basiglio, ancora in provincia di Milano, dove si dichiara di più, con un reddito medio di quasi 52 mila euro. Di contro, il più ‘povero’ è Mazzarrone, piccolo paese in provincia di Catania, con una media reddituale pari a 11.758 euro.

Intanto il Governo fa sapere che a partire dal 2013 ci sarà una riformulazione delle addizionali Irpef, sia a livello statale che locale. È lo stesso Esecutivo a renderlo noto dopo il sì della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale. Il parere positivo della Commissione è stato espresso lo scorso 24 marzo in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province.

Marco Notari