Processo breve: prova tv per il ‘vaffa’ di La Russa, tensioni nella maggioranza

Roma – Proprio come succede nel calcio, il Parlamento italiano potrebbe vedere intervenire la prova tv per verificare possibili scorrettezze. Questa volta non è uno sputo, né un calcione non visto dall’arbitro ma un “vaffa” sentito, a quanto pare, da molti deputati e dal presidente della Camera stessa, Gianfranco Fini, destinatario dell’invito colorito. Sull’autore del siparietto, invece, pochi dubbi: si tratta del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che adesso rischia di essere preso di miro anche dal cosiddetto fuoco amico. La deplorevole sceneggiata, a cui purtroppo gli italiani hanno fatto anche una discreta abitudine, svoltasi ieri nell’aula di Montecitorio, rischia di far saltare i piani della maggioranza che, nell’ambito del processo breve, ha come obiettivo quello di ridurre la prescrizione per gli incensurati così da venire incontro alle esigenze del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che da qui a pochi giorni vedrà l’inizio del processo a suo carico dove è accusato di prostituzione minorile e concussione.

Le intemperanze di La Russa, un autogol – Una nota diffusa dall’Ufficio di Presidenza della Camera ha fatto sapere pochi minuti fa che la decisione sulla possibile sanzione da comminare al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, per il comportamento di ieri verrà decisa dopo che la Giunta per il regolamento esprimerà in merito un parere. A quanto pare si saprà qualcosa nel tardi pomeriggio:  La Russa rischia di diventare il primo ministro della Repubblica Italiana a essere punito con una sanzione disciplinare. Il vaffa uscito dalla bocca del furibondo ministro è stato soltanto l’ultima esternazione di un pomeriggio caldissimo a Montecitorio: la maggioranza si è vista attaccata dall’opposizione per l’aver ribaltato l’ordine del giorno, per via della necessità di affrontare subito la questione della prescrizione breve che potrebbe agevolare il percorso giudiziario del premier Silvio Berlusconi. Negli stessi minuti fuori dal palazzo una folla inviperita arrivava quasi fino al portone di ingresso e, al grido di “mafiosi“, hanno attaccato l’iniziativa della maggioranza.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, destinatario dell’insulto da parte di La Russa – visibilmente irritato dal clima di tensione – ha scelto di sospendere la seduta rallentando di conseguenza i lavori dell’assemblea. Risultato: La Russa dovrà fare i conti con il giudizio dei questori della Camera, con gli alleati che rischiano di vedere allungarsi i tempi per l’approvazione del procedimento e, più di tutti e con una folla feroce che sembra non poterne più di un Parlamento sempre più lontano dalle esigenze della popolazione.

Simone Olivelli