Rosy Bindi: “Contro la dittatura della maggioranza abbandoniamo il Parlamento”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:26

“Dobbiamo decidere insieme qual è la soluzione migliore”. L’aria è quella della battaglia, che s’è fatta ancora più aspra – se possibile – dopo la giornata parlamentare di ieri. E Rosy Bindi sta cercando una exit strategy: “Insisto: la non partecipazione può essere più chiara, più diretta di una partecipazione che non incide e spesso si rivela inutile”, ha spiegato il vicepresidente della Camera. favorevole, peraltro, a un presidio permanente davanti a Montecitorio.

“La dittatura della maggioranza merita una risposta forte – ha proseguito la Bindi – Non c’è più rispetto per le regole e non c’è rispetto nemmeno per la realtà visto che il Parlamento si accinge a votare un testo che dice: sì, Ruby è la nipote di Mubarak“. “Ci vuole una strategia coordinata e programmata di iniziative in Parlamento e fuori dal Parlamento – ha risposto a Repubblica, in un’intervista odierna -. “Un’organizzazione scientifica della nostra opposizione. Il momento è tale che non possiamo rispondere con mezzi ordinari a una situazione straordinaria”.

A fargli eco sul momento politico il capogruppo democratico alla Camera Dario Franceschini, seppur con qualche distinguo a proposito dei metodi d’opposizione: “Quanto accaduto ieri e stamattina dimostra che le opposizioni hanno il dovere di stare in Aula a fare le proprie battaglie. Finché io sarò capogruppo – ha aggiunto – non ci sarà nessun abbandono dell’Aula. Di Aventino ce n’è già stato uno ed è bastato”.

v.m.

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