Yara: giallo di Brembate collegato al tentato rapimento di Montecchio Maggiore?

Brembate di Sopra – Dei misteriosi colpevoli dell’assassinio di Yara Gambirasio, la tredicenne bergamasca ritrovata morta a Chignolo d’Isola lo scorso 26 febbraio dopo che la sua scomparsa fu denunciata dai genitori tre mesi prima, non si sa ancora nulla, tuttavia nel corso della puntata di Chi l’hai visto?, andata in onda ieri sera, la vicenda è stata accostata a un altro fatto di cronaca nera accaduto settimane prima a cento chilometri di distanza da luogo in cui qualcuno prese con sé la piccola Yara, per poi ucciderla. Si tratta del racconto di due ragazzine, coetanee della vittima, che avrebbero rischiato di essere rapite da un uomo a bordo di un furgone bianco – lo stesso mezzo citato più volte dai presunti testimoni del giallo di Brembate – e si sarebbero salvate solo per caso. Il presunto rapitore venne arrestato, ma secondo le ragazzine quel giorno a poca distanza dall’accaduto un uomo, forse un complice, assistette alla scena: di lui non si è più saputo nulla.

«Voleva caricarci sul furgone» – Federica Sciarelli, la conduttrice del programma Chi l’ha visto?, ieri ha mandato in onda un servizio che potrebbe aprire una nuova pagina sul mistero riguardante l’omicidio di Yara Gambirasio. Forse si tratta solo di una coincidenza priva di significato, ma nell’ambito di un’inchiesta apparentemente senza sbocchi diventa ormai obbligatorio non tralasciare alcunché.
A Montecchio Maggiore, località distante un’ora e mezza da Brembate e situato nella provincia di Vicenza, il 20 agosto 2010, Zoran Petrovic, un autista di un’azienda che si occupa di distribuire pasti nelle scuole, cercò di rapire due ragazzine che stavano tornando a casa. Il tentativo fallì per la resistenza delle coraggiose giovani e per l’intervento a distanza di un uomo che tramite il clacson della propria auto diede l’allarme. Le forze dell’ordine riuscirono a risalire all’identità dell’autista grazie anche al riconoscimento da parte delle impavide ragazzine. Petrovic, che si è sempre dichiarato innocente, è stato condannato in primo grado a quattro anni e venti giorni di reclusione. La sentenza è stata resa nota il 25 febbraio scorso, ovvero un giorno prima che a Chignolo d’Isola fosse ritrovato il cadavere di Yara, scomparsa il 26 novembre.

Il complice senza nome – Ipotizzare un possibile collegamento tra ciò che accadde a fine agosto del 2010 e quel che successe più di tre mesi dopo in provincia di Bergamo potrà sembrare una forzatura, e magari lo è, ma un particolare fa sì che la possibilità non venga esclusa: nel racconto delle due vittime del fallito rapimento compare un secondo uomo che quel giorno le seguì a debita distanza e che assistette all’aggressione di Petrovic. Complice o meno, quell’uomo non fu più visto nella zona e di lui si ha solo una breve descrizione fisica: tarchiato, pochi capelli, indossava una maglia a tre quarti e pantaloncini corti.
Il furgone utilizzato da Petrovic di certo non è quello che girava nei dintorni di Brembate la sera in cui Yara fu rapita, in quanto fu per tempo sequestrato dalle forze dell’ordine, però molti si chiedono se anche quell’uomo senza nome, sparito nel nulla, possa avere a che fare con questo genere di mezzi.
E se così fosse…

Simone Olivelli