Libia: la fuga dei fedelissimi. Gheddafi sempre più solo

Ieri la fuga a Londra del ministro degli Esteri Mussa Kussa. Oggi la notizia che Abu-Zayd Durda, capo dell’intelligence, ha trovato rifugio in Tunisia. Sempre ieri era pronta la nomina di Ali Abdussalam Treki (predecessore agli Esteri di Kussa) come ambasciatore all’Onu. Nomina saltata per il rifiuto dello stesso Treki, il quale ha rifiutato la proposta condannando “lo spargimento di sangue” nel suo Paese.

E’ questo l’ultimo fermo immagine di un Gheddafi che potrebbe essere giunto alla fine del suo dominio. E proprio le defezioni delle ultime ore sarebbero il “segno di come i giorni del regime sono contati. Gheddafi non ha più nessuno. E’ solo con i suoi figli”. Si esprime così Ali Errishi, ex ministro per l’immigrazione dimissionario già da febbraio, quando era appena esplosa la rivolta. L’intervista rilasciata a L’Unità di oggi diventa un prezioso ritratto globale della crisi libica che come soggetto in primo piano ha un Gheddafi sempre più stretto nella morsa della sua solitudine.

Errishi critica (“gli Stati Uniti sono stati lenti nel sostenere l’opposizione libica perdendo forse l’occasione per far cadere il regime”), prospetta (“sarà varata una nuova Costituzione e realizzate le condizioni per elezioni libere”). Parla anche di segnali, di fatti che rivelano quanto la fine del Raìs sia vicina. La fuga dello stesso Kussa, ad esempio, non è il semplice abbandono da parte di un Ministro degli Esteri. “Kussa era uno dei consiglieri di cui Gheddafi si fidava di più, oltre che legatissimo ai servizi di intelligence”. E, secondo Errishi, non sarà l’ultimo a compiere un passo del genere.

L’incognita adesso è capire quale sarà la reazione del Colonnello nel momento in cui si renderà conto di essere rimasto solo. Se il quadro reso dall’ex ministro per l’immigrazione è quello di fine regime, allora le parole di Gheddafi rappresentano gli ultimi colpi di coda di una bestia ormai ferita a morte: “Se continuano – minaccia riferendosi agli attacchi occidentali – il mondo entrerà in una vera e propria crociata. Hanno avviato qualcosa di pericoloso che non può essere controllata”. Erano giorni che i libici non ascoltavano un messaggio del Colonnello, tornato a parlare alla televisione di Stato proprio nel momento più delicato della sua resistenza: il comando delle operazioni militari è passato nelle mani della Nato che ha intensificato i raid aerei; Obama che pensa alla soluzione di armare i ribelli; il regime che inizia a perdere pezzi fra quelli che fino a qualche giorno fa erano considerati i suoi più preziosi consiglieri.

In una situazione del genere lo sfaldamento del suo entourage pesa molto di più rispetto alle vittorie sul campo delle milizie governative: riconquistata Ras Lanuf, la 32a brigata di Khamis Gheddafi è giunta alle porte del centro petrolifero di Brega. Conquiste che potrebbero rivelarsi inutili se qualcuno (magari vicinissimo al Colonnello) avesse già scommesso sul dopo Gheddafi.

Cristiano Marti