Rubygate: dieci nuove ragazze per il Bunga Bunga di Berlusconi

Milano – A pochi giorni dall’inizio del processo che vedrà come imputato Silvio Berlusconi con l’accusa di prostituzione minorile e concussione, altri atti vanno ad aggiungersi alle venticinquemila pagine già depositate dai procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Pietro Forno e il pm Antonio Sangermano. E’ questa la notizia proveniente dalla Procura di Milano. Stando agli ultimi sviluppi dell’inchiesta nata con la vicenda, poi denominata Rubygate, riguardante i rapporti intercorsi tra il presidente del Consiglio e l’allora minorenne Karima El Mahroug, altre dieci ragazze avrebbero frequentato le stanze di Villa San Martino ad Arcore, la residenza brianzola del premier. In quelle occasioni, secondo l’accusa, si sarebbero svolti festini a luci rosse che andrebbero ad avvalorare la tesi dei magistrati.

Dieci ragazze – Nel 1970, Lucio Battisti incideva la canzone Dieci ragazze. A distanza di quarantuno anni, il capo del governo pare non accontentarsi di quei numeri: con i nuovi atti dell’inchiesta conosciuta nel mondo come Rubygate, i magistrati introducono la figura di dieci nuove giovani che avrebbero partecipato al famigerato bunga bunga. Con loro, il numero delle donne, che si pensa abbiano popolato in maniera ambigua le serate a casa Berlusconi, sale a 43 compresa l’allora minorenne Ruby Rubacuori che nel processo che inizierà mercoledì prossimo sarà parte offesa.
Secondo le indagini portate avanti dagli inquirenti, nel settembre del 2009, nell’ambito di un concorso di bellezza svoltosi a Taormina (Me) iniziò l’avvicinamento della giovane marocchina e si palesò così il reato di induzione e favoreggiamento alla prostituzione.
Con questi nuovi aggiornamenti delle carte processuali, i legali del presidente del Consiglio troveranno ulteriormente il loro bel da fare per dimostrare l’estraneità di Berlusconi nella vicenda. La sensazione è che nei prossimi giorni, con l’avvicinarsi della data di inizio del dibattimento, altri colpi di scena potrebbero accadere.

Nella foto: Karima El Mahroug, all’epoca dei fatti ancora minorenne.

Simone Olivelli