Yara, lettera anonima: Tre ragazzini erano nel campo di Chignolo

Brembate di Sopra – Spunta un nuovo testimone nelle indagini sulla morte di Yara Gambirasio, la ragazzina tredicenne che è stata trovata senza vita lo scorso 26 febbraio in un campo semi abbandonato nella periferia di Chignolo d’Isola. La vittima era scomparsa tre mesi prima, esattamente la sera del 26 novembre, dopo essere uscita dalla palestra. Ieri è giunta una lettera anonima – l’ennesima in questa triste vicenda – al quotidiano L’Eco di Bergamo. Nella missiva un uomo dichiara di essersi trovato proprio in via Bedeschi in un orario che coincide con quello in cui Yara fu rapita. Il testimone avrebbe visto tre figure giovani addentrarsi nel campo, dopo essere arrivati lì a bordo di piccoli scooter.

«Non so se litigassero o scherzassero» – Il mittente della lettera pervenuta nella redazione della testata bergamasca ha scelto di celare la propria identità per un motivo ben preciso: quella sera di fine novembre l’uomo si trovava nei pressi del campo di Chignolo d’Isola perché in compagnia di una prostituta. Questo il racconto del nuovo testimone, che confida di essere un agente di commercio: « La donna mi ha portato nello spiazzo esattamente di fronte al campo. C’era buio, serata abbastanza fredda e da poco aveva smesso quel mezzo nevischio/pioggia. Avvicinandomi al limite della strada notiamo che non ci sono auto in zona, ma due scooter parcheggiati di traverso: non mi sembrano scooter grandi, da patente, anche se non me ne intendo di moto, sono scooterini da ragazzi. Non ricordo il colore, penso fossero neri, al massimo blu scuro o grigio scuro. C’è un casco a terra e uno sulla sella».
La lettera, che qualora fosse ritenuta verosimile dagli inquirenti potrebbe contribuire notevolmente alle indagini, continua così: «Con i fari per pochi secondi ho fatto luce nel campo dove ho visto, anzi abbiamo visto, delle figure che si allontanavano o meglio si addentravano nel campo. Sembravano litigare, o forse scherzavano, e avevano fretta. Ho solo due certezze: che erano tre e che erano le 19 in punto del 26 novembre».
L’agente di commercio che nel suo racconto fa anche il nome della prostituta, invitando gli investigatori a rintracciarla per cercare conferme di quanto da lui scritto, conclude il proprio racconto ammettendo di avere esitato a scrivere il pezzo ma di essersi poi convinto a dare una mano alle indagini: «Mi attribuisco solo un mese di senso di colpa, volevo e dovevo scrivere o parlare dal giorno del ritrovamento. Ho riconosciuto subito in tv il posto, anche se l’avevo visto al buio, ma per conferma con punti di riferimento come il capannone e la discoteca ci sono tornato di giorno e vi assicuro che quel 26 novembre ero lì».

Simone Olivelli