Da Yara alla necropoli del Policlinico: le sfide di Cristina Cattaneo

Milano – Dalle analisi sul cadavere di una ragazzina barbaramente uccisa, come nel caso di Yara Gambirasio, con la speranza di poter contribuire alla soluzione del giallo, alle perizie sulle ossa ultracentenarie di persone morte tra il 1473 e il 1695 a Milano, il collegamento non è di certo immediato. E infatti a unire le due faccende è soltanto la persona che se ne occupa: entrambi i casi fanno parte delle missioni affidate di recente all’esperta anatomopatologa Cristina Cattaneo.
La scoperta di una vera e propria necropoli cittadina – la prima in Italia – nel centro di Milano ha suscitato interesse sia in campo archeologico che in quello medico.

Gli anni della peste e il progetto 3D – Proprio sotto la cripta di Santa Maria dell’Annunciata, vicino al Policlinico del capoluogo lombardo, è stata scoperta una vera e propria distesa di ossa e teschi: in un’area grande alcune decine di metri quadrati, sono ammassati numerosissimi resti di persone morte a cavallo tra la fine del quindicesimo e la fine del diciassettesimo secolo. A interessare maggiormente gli esperti è sapere che tra quegli scheletri sparsi alla rinfusa ci sono anche le ossa di chi morì a causa della peste che colpì la città meneghina nel 1630, epidemia che venne narrata due secoli dopo da Alessandro Manzoni nei suoi Promessi Sposi. L’obiettivo di Cristina Cattaneo è quello di tracciare una sorta di mappa della salute della Milano di allora, cercando di ridare, grazie all’ausilio delle tecnologie di ultima generazione, un volto simulato in 3D a coloro che vissero in quel periodo. Non sarà facile, ma la dottoressa Cattaneo sembra essere abituata a questo genere di difficoltà: a partire dall’omicidio di Elisa Claps a Potenza – giallo che solo negli ultimi giorni pare poter giungere al suo definitivo scioglimento – fino ad arrivare a quello più recente di Yara Gambirasio, per l’anatomopatologa gli enigmi da risolvere sono sempre stati difficili.
Adesso le toccherà far parlare i morti di più di tre secoli fa e forse dovrà affidarsi, per una volta, anche alla divina provvidenza di manzoniana memoria.

S. O.