Berlusconi zen: bisogno di calma per il bene di tutti. Soprattutto il suo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:14

Roma – Con un processo penale alle porte e con una maggioranza che, pur non scricchiolando come nelle ultime settimane dell’anno passato, pare rimanere scossa ogni qual volta si palesino tensioni tra gli esponenti dei diversi partiti che formano la coalizione di governo, per Silvio Berlusconi questi non sembrano di certo essere i giorni più sereni della sua carriera politica. Nonostante si prodighi a comunicare sicurezza sul fronte della vita privata e di quella pubblica – anche se i due aspetti negli ultimi anni sono stati caratterizzati da una pericolosa convergenza – il presidente del Consiglio, nelle ultime ore, non ha fatto altro che predicare calma ai suoi fedelissimi: il ripetersi di situazioni imbarazzanti come quelle avutesi nelle ultime settantadue ore alla Camera non fanno bene a nessuno. Danneggiano l’immagine del governo già sotto pressione per il modo in cui gestirà le vicende riguardanti, da una parte l’intervento militare in Libia, e dall’altra la questione immigrazione clandestina a Lampedusa, e rallentano anche il raggiungimento di un obiettivo fondamentale per Berlusconi: la normativa sulla prescrizione breve.

Libia, Lampedusa, legalità: le tre L del Presidente – Il confronto – scontro? – politico in Italia deve viaggiare sui binari della calma e del self control, parola di premier. I motivi? Presto detti.
Considerare, fino a pochi mesi fa, come stimato amico un dittatore che da lì a breve avrebbe pagato mercenari affinché sparassero sul proprio popolo, avergli procurato cinquecento hostess di bella presenza per compiacerlo nella riproduzione in salsa libica del machismo a lui tanto caro, accordarsi affinché questi si occupasse della grana clandestini accettando anche di chiudere un occhio sui metodi utilizzati per convincere gli screanzati aspiranti viaggiatori, e poi finire per partecipare alla guerra che d’un tratto pare aver svelato la vera natura di Muammar Gheddafi, non è una situazione comoda da gestire quando si è a capo del governo di una di quelle nazioni che si vanta di far parte del civile occidente. Neanche se ci si chiama Silvio Berlusconi e si è affermati esperti in illusionismo, micromagia e prestidigitazione.
Essere costretto a fare un nuovo miracolo, dopo quello fatto a Napoli con la scomparsa della spazzatura, giungendo in tutta fretta a Lampedusa, dove cittadini comprensibilmente stressati diventano papabili candidati al Nobel per la pace, nonostante tra di essi molti non esiterebbero un istante a fare cambio di disgrazia con i cugini campani, non è un’impresa da poco neanche se ci si chiama Silvio Berlusconi. La speranza è che, almeno in questo caso, non si pensi di risolvere il tutto andando a scavare qualche buca qui è lì.
Infine, avere un ministro della Difesa, che tra un attacco aereo e l’altro, si lascia andare in invettive e ‘vaffa’ degni delle peggiori osterie, uno della Giustizia che si cimenta nell’antica disciplina del lancio della scheda di voto contro l’opposizione e, last but not least, un deputato che non avendo più che farsene del giornale appena letto pensa di tirarlo addosso al Presidente della Camera, non è quello che si auspica quando ci si chiama Silvio Berlusconi e si pretende che si acceleri l’iter parlamentare di una leggina disegnata su misura, quasi fosse un vestito da sartoria, che potrebbe consentire una via di fuga dai processi penali ripiombati tutti in una volta, come nel peggiore degli incubi.

Simone Olivelli

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