Yara, lettera dei genitori: Nessun rispetto per il nostro dolore

Omicidio Yara – Dopo l’accusa lanciata per bocca del sindaco di Brembate di Sopra, Diego Locatelli, Fulvio Gambirasio e Maura Panarese, i genitori di Yara, hanno deciso di comunicare in prima persona il proprio sconcerto circa il comportamento perpetuato da alcune testate giornalistiche nel cercare di raccogliere fotografie e video sulla loro figlia, morta ammazzata non si sa da chi e nemmeno perché. Al centro delle polemiche rimane la trasmissione, condotta da Bruno VespaPorta a Porta. La famiglia Gambirasio, che per mesi ha colpito l’opinione pubblica per la riservatezza con cui ha affrontato il dramma, sin dal rapimento di Yara avvenuto la sera del 26 novembre scorso, parla di «sdegno e amarezza» nei confronti di chi sfrutta il loro dolore privato. Nel frattempo, le indagini proseguono e a far discutere è l’ultima lettera anonima in cui un testimone dice di aver visto, la sera della scomparsa, tre ragazzi inoltrarsi nel campo di Chignolo d’Isola dove, tre mesi dopo, sarebbe stato ritrovato il corpo senza vita della giovane ginnasta.

«Nessun rispetto per il nostro dolore» – Poco dopo l’inizio dell’anno nuovo, quando Yara già mancava da casa da più di quaranta giorni, la famiglia Gambirasio chiese espressamente che sulla vicenda venisse rispettato il silenzio stampa. I motivi erano chiari: permettere agli inquirenti di occuparsi del caso senza intralci di alcun tipo. Per diverse settimane, il desiderio venne rispettato e la stampa trovò il suo da fare con altri casi di cronaca: prima la morte misteriosa di Elisa Benedetti avvenuta a Perugia, poi la scomparsa delle gemelline svizzere di cui ancora oggi non si sa nulla. Ma a fine febbraio, quando fu ritrovato il corpo senza vita di una ragazzina che aveva tutta l’aria di essere la piccola Yara, i riflettori non hanno potuto fare a meno che ritornare su Brembate. Da allora è passato più di un mese e sulla vicenda continua ad aleggiare le nebbie di un mistero che non sembra volersi diradare e i genitori della vittima hanno dovuto di nuovo fare i conti con i giornalisti. Il rapporto, che tuttavia non ha mai raggiunti picchi di slealtà come invece è successo in altre vicende del recente passato, sembra però essersi definitivamente deteriorato e stamane i coniugi Gambirasio hanno fatto pervenire una lettera contenente poche righe: «Vorremmo esprimere pubblicamente il nostro sentimento di amarezza e di sdegno nei confronti di chi, in maniera spasmodica e pressante, continua ad invadere il nostro dolore di famiglia angosciata da un dramma indescrivibile. Non capiamo e non giustifichiamo questo continuo accanimento giornalistico nella ricerca di fotografie o di video raffiguranti Yara».

La lettera anonima – Nell’ambito delle indagini, intanto, gli inquirenti non hanno intenzione di tralasciare l’ultima testimonianza pervenuta in forma anonima alla redazione del quotidiano L’Eco di Bergamo in cui un uomo dice di aver visto, la sera in cui venne rapita la tredicenne e in un orario compatibile con la sua scomparsa, tre ragazzi inoltrarsi nel campo di Chignolo d’Isola dove fu poi ritrovato il cadavere. Tuttavia, alcuni punti sembrano intuitivamente andare contro all’ipotesi che i tre giovani possano essere coinvolti nel giallo: il testimone dice di aver visto gli scooter con cui i tre sarebbero giunti a Chignolo e questo dettaglio difficilmente si accorda con il fatto che Yara quando venne prelevata dal suo assassino non indossò – o tolse? – i guanti che furono poi trovati all’interno della tasca del giubbotto. A fine novembre a Brembate faceva molto freddo e sembra improbabile che la vittima avesse preferito viaggiare sul motorino senza proteggere le mani.

Simone Olivelli