Autismo, colpita una persona su 120

L’autismo colpisce 1 persona su 120. Prima l’autismo era una malattia rara, un bambino ogni 2500. Oggi la malattia colpisce una persona su 120/150. In parte si sono allargati i confini diagnostici, tanto che si parla di disturbi dello spettro autistico; e in parte oggi si riesce a diagnosticare meglio, distinguendo questo disturbo da altri, come il ritardo mentale. Le stime sull’incidenza dell’autismo sono contrastanti: alcuni studi americani hanno suggerito la percentuale addirittura dell’1% di malati, riferendosi però anche a sindromi di disparata gravità. Calcoli più circostanziati parlano del 2-6 per mille di casi gravi: per l’Italia, questo si traduce in 120-360.000 persone. E’ un disturbo neurologico che colpisce soprattutto i maschi, tanto che si è ipotizzato che l’autismo sia una forma estrema del cervello maschile. La cura, per il momento, non esiste. Ma sono state messe a punto tecniche per migliorare notevolmente la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie.

Ieri la Giornata Mondiale dell’autismo. Ieri si è tenuta la Giornata Mondiale dell’Autismo, promossa dalle Nazioni Unite dal 2008 con eventi e manifestazioni volti anche a combattere l’indifferenza e i pregiudizi verso tale patologia. E’ l’occasione per fare il punto su questa sindrome dai contorni sempre angoscianti e spesso oscuri, che separa chi ne è affetto dal mondo esterno. A Milano se ne è parlato in un convegno sullo screening precoce, considerato fondamentale dai neuropsichiatri. Su questo male infatti, si sa ancora poco e spesso viene lamentata l’indifferenza delle istituzioni così come l’assenza di servizi pubblici rivolti a persone affette da autismo; ricordiamo che l’autismo è un disturbo che interessa la funzione cerebrale e che la persona affetta da tale patologia mostra una marcata diminuzione dell’integrazione sociale e della comunicazione (il sintomo più evidente è l’isolamento) e che ad essere compromesse sono diverse aree funzionali quali la comunicazione verbale e non verbale, l’interazione sociale e la capacità immaginativa. La terapia migliore, in questo caso, è quella della diagnosi precoce.

Basi genetiche. L’autismo ha molto probabilmente una base genetica. L’ambiente in cui si cresce conta, in quanto il disturbo autistico si può esprimere di più o di meno a seconda delle situazioni e della precocità della diagnosi. Il cervello umano è preprogrammato geneticamente a interagire con gli altri, sin dalla nascita. E se questa interazione manca, l’autismo ha più possibilità di svilupparsi. Tra i campanelli d’allarme: il bambino non sorride o lo fa fuori contesto, non indica col dito, sfugge all’abbraccio della mamma, rifiuta il contatto vis-à-vis, non sta con i coetanei e rifiuta il contatto corporeo.

Adriana Ruggeri