Kazakistan, elezioni farsa per il presidente elogiato da Berlusconi

Kazakistan, elezioni farsa – Era il 2 dicembre 2010 e Silvio Berlusconi, al vertice dell’Osce tenutosi nella capitale kazaka Astana, si rivolgeva così al padrone di casa Nursultan Nazarbayev: “Ho visto i sondaggi fatti da una autorità indipendente che ti hanno assegnato, Nursultan, il 92% di stima e amore del tuo popolo. E’ un consenso che non puo’ non basarsi sui fatti”. Al premier italiano sfuggiva, forse, uno di quei fatti. L’uomo a cui si rivolgeva con tanta deferenza era un dittatore, alla guida del Kazakistan dal 1989, prima ancora che l’Unione Sovietica collassasse definitvamente. Oggi la commissione elettorale ha decretato l’ennesimo plebiscito nei confronti dell’uomo “amato e stimato dal popolo” kazako: 95,5% dei consensi.

L’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa) a dicembre organizzava vertici ad Astana, oggi scopre che, forse, quell’uomo non è proprio un democratico convinto:” Le elezioni avvenute in Kazakistan, che hanno visto una vittoria quasi plebiscitaria di Nursultan Nazarbayev, sono state carenti di standard genuinamente democratici perché le riforme necessarie, per garantire vere elezioni democratiche, ancora devono materializzarsi. Purtroppo dobbiamo concludere che queste elezioni avrebbero potuto e dovuto esere migliori” Ma va? Complimenti all’Organizzazione per la prontezza di riflessi, dato che stiamo parlando di un uomo che da vent’anni riceve sempre il voto di nove kazaki su dieci. Ma perchè tanta prudenza (Ocse) e deferenza (Berlusconi ed altri leader occidentali) nei confronti di Nazarbayev?

Molto semplice. In Kazakistan c’è il più grande giacimento petrolifero scoperto negli ultimi dieci anni. Si chiama Kashagan e si trova nella parte settentrionale del mar Caspio, a circa 5mila metri sotto il fondo del mare, in una zona in cui nei mesi invernali le acque diventano un unico blocco di ghiaccio. Il Kazakistan non ha i mezzi (e le competenze) per poter estrarre quella miniera d’oro senza l’aiuto delle grandi compagnie internazionali. E qual è stata una delle prime a fiondarsi sul Kazakistan? L’Eni che, attraverso l’Agip KCO, una sussidiaria, è “responsabile per la costruzione degli impianti in mare e su terra atti all’estrazione e alla lavorazione del petrolio”. L’Eni, direttamente controllata dallo Stato italiano che ne possiede il 30 per cento, non è stata l’unica a fiutare l’affare. A far parte del consorzio anche Shell, Total, ExxonMobil, ConocoPhillips, KazMunayGas ed Inpex.

Claudio Forleo