“C’è chi dice no”: Cortellesi e Argentero fanno la guerra ai raccomandati

Film nelle sale da venerdì 8 aprile. Recensione in anteprima – L’Italietta degli italioti e dei furbetti, sempre più al centro dell’interesse di registi e autori, è protagonista (ovviamente negativa) di C’è chi dice no, commedia firmata da Giambattista Avellino, incentrata sull’argomento tutto italiano dei “raccomandati”. Dai tempi del vigile Jacovacci di Alberto Sordi (ma anche da prima, forse) le raccomandazioni sono un problema endemico che attanaglia il nostro paese, facendo danni incalcolabili. Più dei disastri naturali, più delle crisi economiche congiunturali, sono le maledette “segnalazioni” (così vengono chiamate, con un eufemismo moralmente sopportabile) a distruggere l’economia. Era inevitabile dunque che qualcuno prima o poi le mettesse di nuovo alla berlina, proprio come ha fatto Avellino, avvalendosi di tre giovani talenti di questo paese: Paola Cortellesi, Luca Argentero e Paolo Ruffini.

Max (Luca Argentero) è un giornalista di talento che lavora come precario per un giornale locale, Irma (Paola Cortellesi) è una stimata dottoressa che campa solo grazie alle borse di studio, Samuele (Paolo Ruffini) è un brillante specialista in diritto penale, costretto a fare da assistente-schiavo di un barone universitario con la speranza di vincere, un giorno, un concorso da ricercatore. Cos’hanno in comune? I tre, ex-compagni di classe, vivono nella loro Firenze da eterni precari, perché sorpassati sempre e comunque da persone meno meritevoli ma – a differenza loro – “segnalate”, il più delle volte dal potente papà. Ritrovatisi ad una cena con i vecchi compagni, si trovano a tirare le somme delle loro vite, e decidono di vessare i malcapitati raccomandati che hanno rubato loro il posto, creando allo scopo un finto movimento (i “Pirati del Merito”), con la speranza di riavere ognuno ciò che gli spetta di diritto. Ma le cose, ovviamente, per chi non è nato furbetto e maligno sono destinate a non andare per forza nel verso migliore.

La tragedia tutta italiana delle raccomandazioni assume in C’è chi dice no i toni della commedia; il registro comico dovrebbe permettere così di guardare con distacco umoristico (almeno nelle intenzioni del regista) qualcosa che in fondo appartiene a tutti noi, e da cui dopotutto nessuno in Italia è completamente esente. Le cose in realtà non stanno esattamente così. Nonostante una trama strutturata e qualche dialogo amaramente divertente (sceneggia Fabio Bonifacci, già autore dell’ottimo Si può fare e creatore di un seguitissimo corso gratuito di sceneggiatura on-line) il film non decolla. Avellino cerca la strada del commento eccessivo (le musiche di Pivio e Aldo De Scalzi sono onnipresenti) e pur partendo da un presupposto interessante non riesce a mordere, cadendo nella trappola della commedia “immatura”, non distante dai vari Brizzi e soci che infestano i nostri schermi.

C’è qualche momento di riso amaro e un finale che sembra tutt’altro che lieto (scelta giustificata e giustificabile, in quest’Italia), ma non sono di per sé efficaci; tanto più che il regista tende a nasconderli. Pur conducendoci nel paradosso (il pubblico tifa per chi fa azioni cattive, anche se compiute solo per riparare a torti subìti) Avellino rinuncia completamente all’acredine, e dà un vago sapore da teen-comedy ad un film che avrebbe potuto aspirare a ben altro. Giorgio Albertazzi regala brevi momenti di alta recitazione e il trio Cortellesi-Argentero-Ruffini lavora bene (nonostante qualche fatica dei primi due con l’accento toscano e l’impasse di tutti in alcune scene “appese”), ma questo non basta. In definitiva un’occasione sprecata, una carta che poteva essere giocata decisamente meglio.

R.D.B.