Yemen: ancora morti a Sana’a. Gli Usa tornano a temere Al Queda

Dopo i dieci morti di ieri a Taiz, la ferocia repressiva della polizia si è riproposta oggi a Sana’a dove, durante gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, altre due persone hanno perso la vita. Ad aprire il fuoco sugli oppositori, secondo riferisce il sito locale Al Masdar, sarebbero stati agenti della polizia e uomini in borghese. Secondo quanto riferisce la televisione del Qatar il bilancio degli scontri di oggi comprenderebbe anche decine di feriti, portati subito in ospedale. Stando ad un’altra versione, invece, il bilancio della guerriglia sarebbe di 5 morti, fra cui due militari dissidenti. Gli scontri, infatti, sarebbero scoppiati quando, racconta un giornalista della Reuters, i manifestanti si stavano dirigendo verso l’accampamento del generale Ali Mohsen, passato da poco a sostenere i ribelli. A quel punto la folla avrebbe incontrato l’opposizione di civili e militari fedeli al regime che hanno aperto il fuoco.

Immediata la replica del Ministero della Difesa che ha negato la ricostruzione dei fatti. La versione data dal governo parla, invece, di scontri scoppiati quando alcuni esponenti tribali, giunti per trattare con lo stesso generale Mohsen, sarebbero stati attaccati da militari e miliziani dissidenti. Al di là delle versioni date resta la traccia chiara di una situazione ormai degenerata, che ha conosciuto l’inizio del suo apice quando militari e generali come Mohsen, fino a poco fa fedelissimi a Saleh, hanno abbandonato il Presidente per passare a sostenere la rivoluzione.

Per l’Onu adesso è urgente trovare una soluzione al conflitto, che preoccupa soprattutto per il crescere dei morti di giorno in giorno. L’allarme delle Nazioni Unite è riferito soprattutto all’eccessivo ricorso della forza, come si è espresso l’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani. Ma un’altra preoccupazione inizia a diffondersi nella Comunità internazionale, a partire dagli Stati Uniti: secondo i servizi segreti americani la destabilizzazione dello Yemen potrebbe far riaffiorare in quella terra l’incubo di Al Queda. Lo stesso Saleh era stato un fedele alleato di Obama nella lotta al terrorismo internazionale. Ed ora che il Presidente americano lo sta scaricando, lo Yemen potrebbe tornare ad essere una delle più pericolose palestre per gli attacchi degli uomini di Bin Laden all’Occidente.

Cristiano Marti