Bersani: Berlusconi ci umilia e ci fa vergognare

Il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, ha ieri intrattenuto la folla di militanti che si è radunata al Pantheon di Roma dopo la votazione alla Camera sul conflitto di attribuzione sul processo Ruby, per scandire l’ennesimo anatema all’indirizzo del presidente del Consiglio. “Berlusconi così – ha tuonato Bersani – ci mette in condizione di umiliazione e vergogna davanti al mondo”. Per il segretario democratico, infatti, l’ennesimo provvedimento ad personam è stato centrato grazie allo “shopping” parlamentare del Cavaliere, che gli ha permesso di racimolare una sgangherata maggioranza. Ma non tutto è perduto: “Dobbiamo tenere, tenere un giorno di più di loro – ha detto Pier Luigi Bersani a conclusione del suo discorso – e poi come Vasco Rossi potremo dire siamo ancora qui”.

Un premier che fa vergognare – “Quello che la maggioranza ha deciso oggi è che Ruby è la nipote di Mubarak“. Pier Luigi Bersani ha scelto di ricorrere all’amara ironia per inaugurare il comizio che ha tenuto ieri pomeriggio a piazza del Pantheon a Roma, dove un gruppo di simpatizzanti e militanti del Pd (ma non solo) si è dato appuntamento per contestare l’ennesima legge ad personam: il conflitto di attribuzione sul processo Ruby riconosciuto dall’assemblea di Montecitorio. “Berlusconi così ci mette in condizione di umiliazione e vergogna davanti al mondo – ha proseguito Bersani – E’ una vergogna! Oggi erano 314. Un acquisto qui e un altro là. Berlusconi ogni giorno ha il suo shopping e così hanno fatto passare il conflitto di attribuzioni, anche senza avere titolo per farlo. Ma siamo lontani – ha subito notato il democratico – dai 330 che Berlusconi aveva annunciato, e con tutto il governo presente”.

L’Aula di Montecitorio piena – L’ex ministro dello Sviluppo economico ha, infatti, sottolineato come l’Aula di Montecitorio fosse oggi al gran completo, almeno nei banchi della maggioranza e del governo: “Oggi – ha ripreso Bersani – l’Aula della Camera offriva una vista spettacolare: i banchi della maggioranza e del governo strapieni come nelle grandi occasioni, come per l’elezione del presidente della Repubblica o per il discorso di un Papa. Perché questo pieno? – ha provocatoriamente domandato il segretario del Pd – Si discuteva del secondo anniversario del terremoto dell’Aquila? Su come la città aspetta ancora la ricostruzione? Si è parlato dell’emergenza di Lampedusa? Si è parlato di disoccupati? Si è parlato di cassa integrazione? Si è parlato di redistribuzione dei redditi di fronte a 10 milioni di pensionati a 700mila euro al mese? Si è parlato di politica energetica o di industria? No – ha precisato Bersani – Non si è discusso di questo: tutta la settimana si parlerà di giustizia. E magari si parlasse di una riforma vera della giustizia. Si è parlato di giustizia per il premier, dei suoi processi”.

Siamo ancora qui – E per rendere più convincente il suo discorso, il leader dei democratici ha addotto motivazioni tecniche: “La Corte costituzionale – ha ricordato – ha detto chiaramente che spetta alla magistratura valutare il giudice naturale. Non c’è nessun conflitto tra Camera e magistratura perché la competenza a qualificare la ministerialità dei reati è indiscutibilmente posta in capo alla magistratura“. E nel finale, il leader del Pd non ha dimenticato di citare il suo idolo musicale: “Dobbiamo tenere, tenere un giorno di più di loro – ha detto alla folla del Pantheon – e poi come Vasco Rossi potremo dire siamo ancora qui. Oggi l’Italia è prigioniera, ma si libererà di queste catene e riprenderemo la strada di un Paese civile perché – ha concluso Bersani – ormai ha toccato il punto più basso”.

Maria Saporito