Yara non è stata uccisa a Chignolo: carabinieri tornano a Mapello

Brembate di SopraYara Gambirasio molto probabilmente non è stata uccisa a Chignolo d’Isola, ma è stata scaricata nel campo di via Bedeschi soltanto dopo la morte avvenuta altrove. E’ questa la nuova ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti che si occupano del giallo di Brembate. A dare maggiormente credito alla suddetta lettura dei fatti è stato il rinvenimento addosso al cadavere della vittima, trovato lo scorso 26 febbraio, di tracce di un terriccio non compatibile con quello presente nel campo. Questa mattina, i carabinieri sono tornati, dopo tanto tempo, nel cantiere di Mapello, ovvero quel luogo dove, all’indomani della scomparsa di Yara, i cani molecolari fiutarono la presenza della tredicenne.

Pm Ruggeri: «Tante le ipotesi al vaglio» – L’idea che Yara potesse trovarsi nel campo semi abbandonato della periferia del comune di Chignolo d’Isola, già nei minuti successivi al suo rapimento, ha suscitato dei dubbi fin dal primo momento in cui fu trovato il corpo senza vita della ragazzina. In molti si sono chiesti come fosse possibile che Yara, nonostante giacesse in una zona comunque frequentata da prostitute e coppiette in cerca di intimità, non fosse stata trovata per ben novanta giorni, ovvero quelli intercorsi tra la sera della sua sparizione e il pomeriggio dello scorso 26 febbraio.
Il ritrovamento di un terriccio diverso da quello di Chignolo sugli indumenti della vittima apre le porte a una nuova interpretazione: chi ha aggredito Yara ha scelto di portarla da qualche altra parte, un luogo più appartato e lontano da occhi indiscreti, forse un locale chiuso. Quest’elemento pur non escludendo la possibilità, tuttora sostenuta ufficialmente dagli inquirenti guidati dal pm Letizia Ruggeri, secondo cui il cadavere sia stato depositato nel campo abbandonato poco dopo l’assassinio, rimette in gioco tutti i tempi con cui le azioni sono state compiute: chi ha ucciso Yara potrebbe essersi liberato del corpo in un secondo momento, non per forza la sera del 26 novembre.
Dalla Procura nessuna smentita, il magistrato titolare dell’inchiesta, Letizia Ruggeri, ha dichiarato: «E’ una delle ipotesi che stiamo valutando. Del resto non c’è nulla di definitivo. Le ipotesi e le deduzioni a cui lavoriamo sono molte».

Il ritorno a Mapello – Quando più di quattro mesi fa partirono le ricerche della tredicenne scomparsa, uno dei primi luoghi a essere ispezionati fu il cantiere edile in località Mapello dove ben presto sorgerà un nuovo centro commerciale. Gli inquirenti furono diretti lì da diversi elementi e decisero di mettere in campo anche i cani molecolari capaci di fiutare tracce di sangue con un’eccezionale precisione anche a distanza di tempo. Gli animali sembrarono confermare un passaggio di Yara dal cantiere ma i successivi sopralluoghi e ispezioni, che hanno fatto leva anche sull’utilizzo di sofisticati sistemi tecnologici come il georadar, non portarono nessuna novità: se mai Yara fosse stata a Mapello, la sua presenza non aveva lasciato alcuna traccia concreta.
Con la scoperta di un terriccio diverso da quello di Chignolo sugli indumenti della ragazzina, però, sembra che gli inquirenti siano intenzionati a ridare nuovamente attenzione al cantiere. Ed è a tal proposito che questa mattina i carabinieri si sono diretti verso Mapello: la sensazione è che si cerchi di trovare un terriccio compatibile con quello da poco ritrovato.

S. O.