Bruxelles, il caso dei quattro eurodeputati corrotti

Bruxelles –  Due popolari e due socialisti. Non è una barzelletta la notizia che sta gettando discredito sulle istituzioni e sta terremotando il Parlamento Europeo, con i quattro eurodeputati, protagonisti della vicenda, costretti a dimettersi. Questo caso di corruzione bipartisan “scoppia” due settimane fa. Alcuni giornalisti del quotidiano inglese The Sunday Times si sono finti lobbysti per otto mesi e avrebbero offerto mazzette(cifre attorno ai 10-15 mila euro) ai quattro per ottenere il loro voto su alcuni emendamenti.  Il 22 marzo i cronisti hanno raccontato l’intera storia sulle colonne del loro giornale, scatenando un comprensibile putiferio attorno all’Unione Europea.

I quattro eurodeputati sono l’austriaco Ernst Strasser e lo spagnolo Pablo Zalba del gruppo popolare, il rumeno Adrian Severin e lo sloveno Zoran Thaler del gruppo socialista. A dimostrazione che tutto il mondo è paese, due di loro hanno reagito “all’italiana”. Mentre Strasser e Thaler hanno alemno avuto il buon gusto di rimanere in silenzio e dimettersi, non si può dire lo stesso per il rumeno Severin che sostiene di essere stato pagato “per una consulenza” e di voler denunciare il giornale inglese. Ancora più urticante la giustificazione dello spagnolo Zalba:”Ho peccato di ingenuità nei confronti di una lobbysta carina. E comunque non avevo ancora preso denaro”. Roba da far imbarazzare persino alcuni dei nostri parlamentari. già condannati, ma che siedono ugualmente alla Camera e al Senato.

Ma ancora più imbarazzante è quanto sta accadendo in questi giorni. Se da una parte il Parlamento Europeo ha subito annunciato di voler “rinforzare il codice di condotta” e “regolamentare le attività dei lobbysti”, dall’altra le indagini dell’Olaf (Ufficio Antifrode Europeo) non vengono in nessun modo agevolate. Stando a quanto riportato dall’ente, proprio il Parlamento Europeo si “è rifiutato temporaneamente di permettere l’ingressoo agli investigatori”. La scusa adottata è che non sarebbe chiaro chi, in base ai trattati dell’Ue, avrebbe il diritto di investigare. “Le indagini sugli europarlamentari – spiega l’italiano Giovanni Kessler, presidente della Provincia di Trento e a capo dell’Olaf rientrano nelle competenze dell’Ufficio anti frodi europeo per almeno tre ragioni: la vicenda può recare danno alla reputazione delle istituzioni europee, si tratta di un fatto d’interesse pubblico, c’è il rischio che potenziali prove possano essere distrutte”.